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Archivio Febbraio 2013

GIOACHINO ROSSINI, COMPLETE CHAMBRE MUSIC WITH PIANO.

26 Febbraio 2013 Nessun commento

Marco Sollini e Salvatore Barbatano, pianoforte. Solisti del Teatro alla Scala: Francesco Manara (violino), Massimo Polidori (violoncello), Fabrizio Meloni (clarinetto), Danilo Stagni (corno).

1 cd CONCERTO 2076.

Interpretazione: *****

 

 

 

Quando Respighi offrì il balletto La bottega fantastica utilizzando musiche scritte da Rossini nel periodo parigino nell’ultima quindicina d’anni di vita, il pubblico fu incuriosito di ascoltare pagine inedite del Cigno di Pesaro, ma tutto si fermò a quello stadio, giacché fu divulgato il balletto, ma nessuno si prese la briga di andare ad eseguire i brani nelle loro stesure originali.

Soltanto nel 1943, poi, Alfredo Casella presentò al pubblico la Terza delle Sei sonate a quattro, gioielli dal sapore haydniano scritti da un Rossini nemmeno tredicenne, ma anche questo fu un caso isolato. Dobbiamo attendere il 1954, quando fu effettuata la prima edizione moderna a stampa delle stesse sonate, fatto che, finalmente, spinse i ricercatori, i musicisti e gli interpreti tutti ad indagare più a fondo il catalogo di Rossini, tanto per la produzione vocale (opere ed il resto), quanto la strumentale.

La sorpresa che i 14 album dei Peccati di vecchiaia contenevano pregevolissime creazioni – e non “piccolezze” come Rossini aveva voluto far credere ai posteri – permise di affrontare l’intera produzione del Cigno di Pesaro dedicata alla tastiera solista, o in “dialogo” con voce ed altri strumenti.

Mi sono servito del termine “dialogo”, giacché Rossini pone in massimo risalto il ruolo del pianista nelle formazioni cameristiche, fatto che prova quanto i testimoni dell’epoca raccontavano di lui: ottimo pianista (altro che di “quarta classe”, come ironicamente il Genio si definiva!!!) ed attento indagatore della musica “antica” ed a lui contemporanea.

Così, ad ascoltare questi gioielli rossiniani – tra i quali la scelta effettuata dagli artisti scritturati, per questa occasione, dalla pregevolissima casa discografica “Concerto” – si coglie la profondità del Compositore, che è in grado di “mascherare” con eloquio amabilmente salottiero (ai “saloni” serali erano, infatti, per lo più destinate) una profonda conoscenza delle “mode” dei tempi, facendone il verso, per lo più, ma essendo in grado, anche, di penetrare in quello stesso tessuto artistico come soltanto i geni sanno fare.

Rossini sembra ribadire, ad ogni tratto, che la scelta di ritirarsi dalle scene teatrali fu consapevole e voluta: non certo incapacità di “adattarsi” al nuovo linguaggio estetico, ma il deciso rifiuto di accondiscendervi.

Ne sorte un linguaggio personalissimo, i cui tratti sono soltanto di Rossini, ché – anche per i motivi legati alla destinazione delle pagine, il salotto – invano li ricercheremmo nei contemporanei. Talvolta, soprattutto per le pagine pianistiche, si è scomodata un’anticipazione del graffiante spirito Satie: in effetti, apparentemente, i due musicisti scrivono i loro “pièces” spinti da esigenze simili, che, invece, sono affatto differenti. Rossini ironizza su di sé e sul mondo attorno, percorrendo libero la pagina musicale, Satie “prevede” quello che desidera scrivere tramite un esercizio prevalentemente “intellettuale”.

Così, l’ascoltatore del presente disco godrà di eccezionale musica eseguita da altrettanto eccellenti interpreti: Marco Sollini, che sta incidendo per la Chandos l’integrale delle pagine pianistiche di Rossini, è virtuoso “accompagnatore” e “dialogico” elemento, di volta in volta in collaborazione con la cavata sempre adamantina e vellutata del violinista Francesco Manara, con il virtuosismo del violoncellista Massimo Polidori (un elogio in particolare per la sua interpretazione dell’“Allegro agitato”, pagina di sicuro effetto ed emozione), il calore e la precisione del clarinetto di Fabrizio Meloni, il corno cupreo di Danilo Stagni e, nelle due marce a quattro mani, l’amabile perfezione di Salvatore Barbatano.

Un disco che non può mancare nella discoteca di ogni esigente amante dell’ottima musica, in generale.

Bruno Belli

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ROBERTO PLANO “SCOPRE” UNA CADENZA MOZARTIANA PER UN CONCERTO DI LUCHESI.

11 Febbraio 2013 Nessun commento

Il celebre pianista, che ha inciso, in prima mondiale su pianoforte, due concerti di Luchesi, con l’orchestra Busoni diretta da Massimo Belli, identifica una cadenza mozartiana KV626a destinata al Concerto in fa maggiore del compositore italiano.

Il cd uscirà in autunno per la “Concerto”.

 

Nei prossimi mesi dovrà essere posta al vaglio del “Mozarteum”, ma la “scoperta” di Roberto Plano è molto importante per aggiungere un tassello alla letteratura pianistica del secondo Settecento ed, al tempo stesso, per attestare una volta di più la libertà dei rapporti che intercorrevano tra i musicisti e le pagine da loro create.

Roberto Plano si era assunto il notevole impegno di incidere, in prima assoluta su pianoforte, per la CONCERTO , ottima casa discografica milanese atta alla “divulgazione” della musica italiana ed Europea tramite giovani ed affermati artisti, due concerti per fortepiano, od organo, di Andrea Luchesi, il compositore nato a Motta di Livenza, oggetto di riscoperta, negli ultimi venti anni, soprattutto per il merito di Giorgio Taboga, ma ancora in attesa di una collocazione “equilibrata” all’interno dei rapporti tra i musicisti che ruotavano introno al fulcro viennese, sebbene operanti su differenti piazze.

I due concerti Luchesiani sono sicuramente del compositore – per molte pagine, invece, l’attribuzione è tuttora incerta – e sono stati editi da Armelin. Fin qui, nulla di particolare, pertanto.

Roberto Plano, quindi, postosi a “studiare” le partiture si è trovato nell’“imbarazzo” di scegliere una cadenza adatta per il Concerto in fa maggiore, giacché Luchesi prevede l’“ad libitum” per l’interprete (oppure, qualora esista una cadenza propria, non è certo ancora stata identificata nei luoghi che conservano abbondante materiale proveniente dall’archivio di Bonn, dove il compositore operò a lungo, il fondo della Biblioteca Estense di Modena, e quelli di Dresda e di Praga).

Se il lettore abbia avuto la pazienza di seguirmi fin qui, avrà notato che i luoghi ove è conservato materiale di Bonn sono in stretto rapporto con la vita di Wolfgang Amadeus Mozart.

Pertanto, Roberto Plano, dopo avere scritto personalmente una cadenza, ha pensato di andare a scorrere il fascio di quelle mozartiane scritte per diversi concerti, giacché, dall’epistolario e da altre testimonianze, è noto che i Mozart e Luchesi si conoscessero, anzi, è certo che Mozart eseguiva il Concerto in fa maggiore che lo stesso Trevigiano gli aveva donato nel 1771 a Venezia.

Luchesi pubblicò tale pagina, giunta a noi in un manoscritto incompleto ad Elwangen-Jagst, città ove Mozart lo eseguì il 28 ottobre 1777, nel 1773: la stessa era usata sovente nei concerti e negli studi di casa Mozart, tanto che Wolfgang la consigliava alla sorella anche per fini didattici.

Non arbitraria, dunque, la scelta di Plano di accedere alla “Digital Mozart edition” del Mozarteum, dove trova una cadenza in fa maggiore, catalogo KV624, poi KV 626a, indicata per un “concerto sconosciuto”, ed, inizialmente, attribuita ad uno di Schroeter

La sorpresa di Plano è stata incredibile nel riconoscere esattamente i temi provenenti dal concerto di Luchesi, esposti con il medesimo andamento, caratteristiche che gli permettono di affermare che “la cadenza sia certamente scritta per il Concerto in fa maggiore”

Ed, in effetti, confrontando tanto la partitura luchesiana quanto la cadenza in questione, non sembrerebbero esserci dubbi sulla destinazione di quest’ultima.

Gli elementi storici che ho a grandi linee ricordato e lo stile sia del concerto, sia della cadenza testimoniano l’appartenenza di questa all’esecuzione del Concerto luchesiano. Plano, quindi, bene ha fatto, nei giorni scorsi, ad inciderla all’interno del pezzo per la quale fu certamente pensata.

Nei prossimi mesi, sarà nostra cura predisporre affinché, storicamente, la bella cadenza mozartiana possa essere designata non più come per “concerto non identificato, non tanto per una diatriba – come qualcuno, errando, ha impostato la ricerca luchesiana negli ultimi anni – sulle attribuzioni, o i “prestiti” (prassi, per altro, comunissima, all’epoca), ma per arricchire e valorizzare il fecondo panorama musicale austro italiano del XVIII secolo, testimonianza di un attivo scambio fra le culture dei popoli.

Bruno Belli.  

Per vedere alcune pagine del Concerto di Luchesi, cliccare qui

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6° Concorso Musicale Nazionale “Città di Campagnano”


Dal  9 al 12 maggio 2013 torna il consueto appuntamento con il Concorso Musicale Nazionale “Città di Campagnano”giunto alla sua 6^ edizione. Il Concorso si rivolge ai solisti, ai gruppi strumentali e ai cori della Scuola Primaria e Secondaria, dell’Indirizzo Musicale, e dei Licei Musicali del territorio nazionale. La commissione è composta da docenti di Conservatorio, Accademie di Musica e Teatri. L’iniziativa, promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune di Campagnano e dall’Istituto Comprensivo Campagnano, si svolge con il patrocinio della Regione Lazio e della Provincia di Roma. Come nelle precedenti edizioni si attendono a Campagnano circa 500 studenti di musica da ogni regione di Italia. Fino ad oggi il concorso ha visto la partecipazione di 2000 piccoli musicisti dalle seguenti regioni: Puglia, Sardegna, Toscana, Sicilia, Marche, Campania e ovviamente da tutto il Lazio. Scadenza domande: 3 maggio 2013

L’organizzazione è affidata all’Associazione Nota Bene di Campagnano di Roma.
Info presso 348 6929718 e concorsomusicale@comunecampagnano.it
Il Bando è disponibile su http://www.comunecampagnano.it/pdf/bando_6_Concorso_Musicale.pdf

GROSSETO: Accademia Musicale “G.B. Viotti”, Master A.S 2012/2013

MASTER CLASS PIANOFORTE M° ROBERTO PLANO 

8-9-10 Marzo 2013, SCADENZA ISCRIZIONI 2 MARZO 2013


SEMINARIO “Didattica dello strumento: modelli operativi per la creatività in gruppo”
Riconosciuto dal Ministero della Pubblica Istruzione

6-7 Aprile 2013, SCADENZA ISCRIZIONI 30 MARZO 2013
Relatore: Marco Iadeluca. Rivolto a insegnanti di strumento, ensamble, propedeutica (3-6 anni) e coordinatori didattici di scuole di musica.

 

Info: Accademia Musicale G.B. Viotti, Via Marsala, 17 – 58100 Grosseto Segreteria tel +39 0564 414638 333 3053177, accviotti@virgilio.it, http://www.accademiamusicalegbviotti.it/site/?page_id=27

TOSCANINI INEDITO

Tra ricordi e immagini mai viste.

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Come tutti coloro che siano da annoverarsi tra i veri “grandi”, Toscanini resta un personaggio sul quale molto si è discusso tanto per la sua interpretazione musicale quanto per la vita. Siccome a noi interessa, in questa sede, il primo aspetto, possiamo affermare che il suo approccio alla musica, della quale il maestro, in realtà, viveva, resta un termine di paragone con il quale ogni direttore debba misurarsi, indipendentemente dalle proprie idee interpretative.

Resta, poi, molti interessante, anche comprendere quanto il “Toscanini uomo” incida sull’Artista e viceversa: anche in tale ambito il discorso non è affatto semplice, ma, nel caso di testimonianze dirette di artisti che ebbero la fortuna di collaborarvi, oppure dei familiari, si apre una strada che permettere di valutare con maggiore serenità la complessa individualità di un direttore rigoroso pur nella libertà interpretativa di molte pagine da lui affrontate.

Il documento che la RSI dedicò al Maestro, tramite i ricordi, le impressioni, gli affetti dei nipoti e di alcuni collaboratori, condotto con chiarezza ed esemplare riflessione dalla giornalista svizzera Nicoletta Gemnetti, è un prezioso capitolo sulla figura dell’artista: ottima la decisione della CONCERTO, pertanto, di acquisirne la distribuzione sotto la propria etichetta.

La piccola casa milanese si dimostra, così, attenta all’attività musicale italiana in rapporto al resto del mondo, tramite uno scambio di eccellenze artistiche che, con ragionata selezione, rendono merito alle competenze ed alla fantasiosa arte del nostro paese, che, quanto a cultura, nulla ha da invidiare ad altri, semmai essendo stato veramente il faro di gran parte del mondo antico e contemporaneo.

Proprio come nel caso di Arturo Toscanini, dalle interviste della Gemnetti “letto” tanto nell’aspetto pubblico, quanto nel privato: ne sorte un uomo a tutto tondo, interessato tanto dell’arte, quanto della società forte dell’idea che il connubio “artista – società civile” sia preponderante in ogni società che si voglia ritenere realmente moderna ed attenta al cittadino.

Ecco le sue battaglie, quindi, tanto artistiche, quanto “politiche”, accanto al padre e nonno affettuoso, a colui che amava la compagnia di amici e della vita familiare più di quanto non si immagini.

Certo, ne sorte un genio bifronte, capace di sfuriate eccezionali con i suoi collaboratori, esigente prima con se stesso che con gli altri; mai soddisfatto dei risultati artistici perché alla ricerca di una perfezione irraggiungibile.

Forse, mai come in questo documentario vale il suo celeberrimo credo – “Fortunate le arti che non hanno bisogno di interpreti” – giacché, dalle testimonianze siamo portati a “condividerne” i punti di vista, la ricerca, lo studio continuo: in tal senso, molto materiale inedito, come gli ascolti del microsolco nel proprio studio, assieme al nipote, ci appare esemplificativo della sua perenne incontentabilità artistica.

Bruno Belli

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