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Archivio Gennaio 2013

CONCERTO DI CAPODANNO 2013 DA VIENNA

Wiener Philharmoniker – Franz Welser-Most. Registrazione effettuata il 1 gennaio 2013 presso la Sala d’oro del Musikverein, Vienna.

2cd, 1 dvd, 1 Bluray, 2 Lp SONY CLASSICAL.

Interpretazione:*****

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Puntualissima, secondo la migliore tradizione, l’uscita della registrazione del Concerto di Capodanno da Vienna, tanto su cd quanto su dvd e Blu Ray (si segnala che, quest’anno, rivolta ai collezionisti del vinile esce anche la versione su doppio lp), testimonianza che ci permette, soprattutto per quanto riguarda il puro supporto fonografico, di rivolgere maggiore attenzione alla musica.

Eppure, il dvd è da vedersi per le magnifiche sequenze filmate attorno a Vienna, nella Carinzia e nella Stiria, oltre che per il balletto, tra i quali, dei due coreografati, personalmente rivolgerei la palma al simpaticissimo “Carnevale” sulle note di Galoppin di Josef Strass, giacché quello fané che accompagna il “profumo” che Johann ha saputo infondere al suo valzer Dove fioriscono i limoni, mi sembra l’esaltazione dell’obitorio, con tutta quella biacca e i veli cascanti posti sul mobilio del lussureggiante Palazzo del Belvedere di Eugenio di Savoia.

E’ da vedersi anche per i peluche distribuiti da Franz Welser-Most agli orchestrali, accolti dalle risa e dagli applausi durante l’esecuzione del brano virtuosistico dedicato al violinista Ernst da Johann Strauss I, perché si tratta della la prova che il Concerto di Capodanno torna e mantiene vive le origini della musica viennese, lo “spirito” di questa musica, quella melodia di Strauss, anche la più semplice, come ricordavo recensendo quella magnifica giornata che è subito quella Vienna dell’Ottocento ad un tempo cinica e sentimentale, frivola, ironica ed autoironica, la capitale asburgica che, demolendosi drasticamente e maestosamente ricostruendosi sulla Ringstrasse, esempio preclaro di una borghesia prosperosa e “padrona” di se stessa, diventa la Vienna imperiale che tutti comprendiamo in una battuta, ma che resta difficilissima da descrivere se non si sia respirata quell’aria fin dalla nascita.

E, infine, da sentirsi, per più motivi, riassumibili senza dubbio nell’eleganza preclara con cui i Wiener sanno “porgere” queste pagine agli ascoltatori, concertati da un direttore precisissimo e serio come Franz Welser-Most, che conosce benissimo la tradizione austriaca, lui, di sangue viennese, discendente dai proprietari di una celebre sala da ballo dove si esibivano Johann Strauss padre e Joseph Lanner, oggi direttore musicale dell’Opera di Stato di Vienna e direttore emerito dell’ottima Cleveland Orchestra.

Welser-Most sollecita il gruppo di professori d’orchestra verso un turbinio smaltato nel valzer e di frizzanti puntature nelle polche veloci, accostandosi ai due colossi che festeggiano 200 anni dalla nascita, Verdi e Wagner, con il giusto equilibrio che alle due pagine in programma da loro create era dovuto.

Così, il preludio al terzo atto del Lohengrin possiede la lucentezza propria della gioia per l’imminente celebrazione delle nozze, senza screziature che lascino intuire l’incombente tragedia e la “coda” delle danze dal Don Carlos, il balletto “La peregrina”, mostra la frivolezza tanto della Parigi “Secondo impero”, quanto l’apparenza di serenità con la quale si mascherano i protagonisti della tragedia spagnola.

 

Bruno Belli 

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QUELL’IMMORTALE “SPIRITO VIENNESE”

Riflessioni sull’unico, vero, mondiale “Concerto di Capodanno”.

 

VIENNA – Ebbene, sì. Mi è piaciuto, se, in Arte, ci si possa limitare alla soggettività. Beh, qualche volta anche la soggettività ha la sua parte.
Insomma, il Concerto di Capodanno di Vienna è bello anche perché ci si diverte.

Da alcuni anni, però, lo spirito del divertimento era quasi bandito: come se si dovesse consumare un rito, una messa, un sacrificio propiziatorio.

Ma un concerto non è una messa.

Quindi, i peluche distribuiti da Franz Welser-Most agli orchestrali mi sono piaciuti. Mi sono piaciuti le risa e gli applausi durante l’esecuzione (“insulto!!!” – “delitto!!!” – “cafonata!!!”, indirizzeranno al sottoscritto i “coltissimi della musica”!!!): sì, durante l’esecuzione del brano virtuosistico dedicato al violinista Ernst da Johann Strauss I, perché era la prova che il Concerto di Capodanno era tornato alle origini della musica viennese, o meglio dello “spirito” di questa musica.

Taluni hanno ricordato, con malcelato rimpianto, che era fin dai tempi del grandissimo (ed inimitabile, Bitte!) Willy Boskovsky che non si erano viste spiritosaggini così a lungo protratte durante la musica: insomma, diciamocelo pure una volta per tutti anche a costo di passare per “bifolchi del pentagramma”, il Concerto di Vienna piace anche con le “intrusioni” purché siano a braccetto della musica, non sberleffi di lesa maestà.

Ed allora, ecco l’uovo di Colombo, il quale (uovo), computati gli anni da cui giaceva tra quelle che i “fini” definiscono “anticaglie” della musica, si era ormai mummificato, producendo, però, l’effetto della meraviglia nel ritrovare Matusalemme redivivo ed ancora pimpante come il “garzoncello scherzoso” di memoria leopardiana (eh…i miracoli, Chi li sa fare, li sa fare, senza dubbio!!!): il repertorio viennese localizzato tra l’Otto ed il Novecento, il preambolo alla Mitteleuropa, il paradigma del “Mito asburgico” è di elevatissima qualità artistica, ma è il frutto di una “scuola di pensiero”, che, se vogliamo, è figlia di una “scuola di politica”, che riassumiamo come “spirito viennese”.

Lo spirito viennese è la pragmatica risposta ai problemi di come si possa gestire una società frastagliata dando ad essa l’“apparenza” che la vita si possa limitare al sorriso e che i problemi debbano essere appannaggio delle classi politiche che fanno di tutto (bontà loro) per permettere al cittadino di avere i meno grattacapi possibili ed immaginabili per il cervello. 

 

 

Mica male vero? Sponsorizzare l’Arte per alleviare le brutture del quotidiano, per fornire un concentrato ed un preparato accessibile alle nevralgie dei dolori dell’esistenza (tra i quali si annoverano, ovvio, tasse, gabelle, limitazione della libertà di stampa, ecc).

Questo, in fondo, lo spirito sopra il quale – liberi da tale condizionamento, perché, in realtà, mai rivelato da parte delle “stanze dei bottoni” alla popolazione semplice cui appartengono quasi per lo più quegli sfaccettati mattacchioni mezzi savi e mezzi passi che sono gli artisti – musicisti, poeti, pittori, scultori lavoravano sotto Francesco Giuseppe, imperatore Austro Ungarico, marito della simpatica Elisabetta (Sissi) di Baviera, padre sfortunato di Rodolfo che, per amore, si tolse la vita, dimostrando così che “anche i ricchi piangono” e che, quindi, i re non sono cattivi, ma forse sembrano tali perché sono infinitamente più soli e sfortunati di coloro che si grattano la rogna (e qui, scomoderei qualche esempio preclaro, in tal senso, tra Esopo, Fedro, La Fontaine ed Andersen, ma non vorrei sembrare che me la “stia tirando” oltremodo…).

Insomma, basta una melodia di Strauss, anche la più semplice ed è subito Vienna: quella Vienna dell’Ottocento ad un tempo cinica e sentimentale, frivola, ironica ed autoironica.

Quella Vienna che demolendosi drasticamente e maestosamente ricostruendosi sulla Ringstrasse, esempio preclaro di una borghesia prosperosa e “padrona” di se stessa, diventa quella Vienna imperiale che tutti comprendiamo in una battuta, ma che resta difficilissima da descrivere se non si sia respirata quell’aria fin dalla nascita.

Quindi, niente paragoni con Krauss, Eric Kleiber, o Boskowsky (di nuovo, Bitte!) – perché il chiedere oggi una “lettura” musicale con quello spirito sarebbe un falso storico – sapendo che loro sono sempre lì, sulle matrici radiofoniche (ah, che meravigliosa ed oggi irrinunciabile invenzione, pari a quella della stampa, di valore edonistico, storico e culturale il disco!!!), ma accettando lo spirito del sorriso e del divertimento (aggiornato e maggiormente contenuto, dati i tempi che viviamo) che la musica possiede e che deve mantenere.

Quindi, ottimo concerto: da comperare non appena uscirà in cd ed in dvd (ci torneremo…) senza troppi “se” e “ma” sulla corretta eleganza dell’interpretazione di Welser-Most.

Bruno Belli.  

Photos: Richard Schuster, http://www.wienerphilharmoniker.at

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