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Archivio Dicembre 2012

IL “LOHENGRIN” DI ANNETTE DASCH.

17 Dicembre 2012 Nessun commento

Molto buona la “prima” scaligera – Senza obbrobri la regia di Guth.

MILANO – La tradizionale “prima” scaligera di Sant’Ambrogio, attesa con trepidazione soprattutto per una serie di imprevisti che riguardava il ruolo della protagonista Elsa, si è conclusa con un successo senza dubbio meritato, soprattutto per i cantanti, ed, in particolare per Annette Dasch, giunta a Milano all’ultimo momento, la notte tra il 6 ed il 7 dicembre. 

 

Lohengrin (Atto I): Friedrich von Telramund (Tómas Tómasson), Heinrich der Vogler (René Pape), Ortrud (Evelyn Herlitzius), Elsa von Brabant (Annette Dasch)

Dopo Anja Harteros, che avrebbe dovuto cantare il ruolo di Elsa, infatti, anche la sostituta, Ann Petersen, dava forfait per un’indisposizione: Annet Dasch, ad ogni modo, ha debuttato nel ruolo wagneriano al festival di Bayreut nel 2010, giungendo, quindi, preparata benissimo per la propria parte.

Mi piace segnalare, prima di passare alla recensione strettamente artistica che l’avere posposto l’esecuzione dell’Inno nazionale al termine della serata (un “trucchetto” già pensato dal poliforme Barenboim, indipendentemente dalla insistenze di Mario Monti?) ha sortito un meraviglioso effetto conclusivo, giacché, oltre all’orchestra, tutta in piedi, ha partecipato il coro, a scena aperta, creando un legame diretto con la sala (inclinazione che non si sarebbe potuto sortire prima del preludio, ove il sipario sarebbe dovuto restare abbassato) tanto più che si sono visti due artisti stranieri come Jonas Kaufmann e Renè Pape, cantare “parola per parola” (sic) il nostro inno.

Una preclara lezione – se mai ve ne fosse bisogno – che la cultura, di cui l’arte e una delle pietre fondanti, è in grado di appianare differenze, partigianerie, polemiche montate ad hoc, ed esprime la naturale equità di condizione tra tutti gli uomini e le personali tradizioni.

Forse perché troppo attesa e “chiacchierata”, anche a sproposito, deludente è risultata la regia di Claus Guth, non tanto per avere trasposto l’azione della “favola”, quanto per non essere riuscito a trasferire le idee in esito ben definito.

 

Lohengrin (Atto I): Elsa von Brabant (Annette Dasch), Lohengrin (Jonas Kaufmann)

L’unico momento incisivo si vede nel finale, dove Guth ha realizzato compiutamente l’idea secondo la quale per Elsa vi era un’identificazione tra il fratello morto ed il cavaliere amato e sposato: sicché, alla morte di Lohengrin, Elsa rivolge l’ultima battuta “Mein Gatt” (mio sposo) al fratello che torna in scena liberato dal carcere, un giovane dai tratti vagamente somiglianti a quelli dell’eroe defunto.

Guth non ci ha fatto assistere né ad obbrobri (ed è un merito il non volere “stupire” ad ogni costo), ma nemmeno ad intuizioni incisive.

Ottimi i cantanti, eccezion fatta per il rozzo Tòmas Tòmasson nel ruolo del diabolico Telramund, il cui canto sfogava nell’urlato con fastidiosi problemi d’intonazione ed acuti piuttosto malfermi.

Eccezionale Evelyn Herlitzius, nonostante una qualche sonorità vetrosa negli acuti più “delicati” nei dialoghi con Telramund e con Elsa: ci è parsa, nell’insieme, un’Ortrud di fervore scenico ed avvantaggiata, nel canto, da emissione sicura ed incisiva.

Renè Pape vestiva il ruolo del Re Enrico l’uccellatore: la nobiltà dell’accento e del fraseggio che contraddistinguono questo grande basso, a suo agio tanto in Mozart, quanto in Verdi ed in Wagner, grazie ad una tecnica costruita in modo certosino, ne hanno tratto un personaggio completo, così come riesce ad Jonas Kaufmann, vero “Heldentenor” (tenore eroico) wagneriano, ottimo anche come attore. Potremmo soltanto rilevare qualche incertezza, anche lui nel primo atto, forse per un fattore di emotività, ed una voce molto bruna e “maschia” che non è sempre la più adatta al sognante ruolo che interpretava, ma che, in tale repertorio, resta tra le migliori degli ultimi dieci anni.

 

Lohengrin (Atto II): Heinrich der Vogler (René Pape), Friedrich von Telramund (Tómas Tómasson), Elsa von Brabant (Ann Petersen), Ortrud (Evelyn Herlitzius), Lohengrin (Jonas Kaufmann)

Annett Dasch, facilitata dall’avere collaborato in precedenza tanto con regista quanto con Kaufmann, è riuscita ad inserirsi in pieno nell’azione: qualche emozione l’ha tradita al suo ingresso, ma, dal luminosissimo attacco del “sogno” in poi, ha deliziato per la perfezione del dettato e per la grazia fisica. Quest’ultima, ben sposata alla prestanza Kaufmann – veramente belli nel secondo atto, il che, in uno spettacolo, mai guasta, ha arricchito di “credibilità” l’azione.

Qualche riserva, invece, deve essere rivolta a direttore, all’orchestra ed al coro.

Barenboim propone la sua consueta concezione di Lohengrin che ne privilegia l’aspetto tragico: densità sonora lutulenta (ancora più accentuata in roboanti uscite dei non sempre perfetti ottoni scaligeri, più volte imprecisi), poco luminosa (come sempre con lui, “legnoso”, anziché “trasparente”, il Preludio dell’atto I), atmosfera di austera tragicità talora portata allo spasimo, sicché, nel primo atto, il coro è risultato più volte “scollato”, entrando non sempre in perfetta sintonia con l’orchestra.

Repliche fino al 27 dicembre.

 

Lohengrin (Atto III): Lohengrin (Jonas Kaufmann), Elsa von Brabant (Annette Dasch)

Fotografie Brescia e Amisano ©Teatro alla Scala

Bruno Belli.  

Info: www.teatroallascala.org

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QUESTA SERA SU CLASSICAONLINE IN LIVE STREAMING il concerto per celebrare i 60 anni di carriera del Maestro Daniel Barenboim

13 Dicembre 2012 Nessun commento

Classicaonline in collaborazione con Telecom Italia trasmette in LIVE streaming il 13 dicembre alle ore 20.30 il concerto per celebrare i 60 anni di carriera del Maestro Daniel Barenboim.

Il Maestro sederà al pianoforte accompagnato dall’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta dal Maestro Antonio Pappano.

Il prestigioso concerto vedrà anche la presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

PROGRAMMA: Mozart Le nozze di Figaro – ouverture Mozart Concerto per pianoforte K 595 Chopin Concerto per pianoforte n.1

Guarda il concerto cliccando su http://www.classicaonline.com/appuntamenti/pappanoinweb2.html

LOHENGRIN DI WAGNER INNESCA LE POLEMICHE

Alla prima del 7 dicembre il titolo di Wagner, “preferito” a Verdi.

 

 

MILANO – La scelta di inaugurare la Stagione 2012 -2013 del Teatro alla Scala con il Lohengrin di Wagner ha innescato alcune polemiche tanto tra gli appassionati d’opera quanto tra alcuni critici. Il contendere si innesta attorno al bicentenario che vede protagonisti tanto Giuseppe Verdi, quanto Richard Wagner.

Ai tempi di Riccardo Muti, la scelta del 2001, in attesa del centenario della morte di Verdi, il 2001, cadde su Otello, ma non c’era la possibilità di incorrere in eventuali polemiche, giacché Wagner era morto 18 anni prima del Cigno di Busseto.

Secondo alcuni appassionati (ma anche qualche critico sposa volentieri tale tesi), il problema principale sarebbe il direttore Barenboim che non “sente” Verdi, mentre è un attento cultore di Wagner. Sempre gli intransigenti fanno osservare che a dirigere le opere successive firmate da Verdi, a parte un paio di nomi grossi (Harding e Dudamel), ci sarebbero direttori «fragilini».

Molti, poi, si chiedono se non si fosse potuto invitare qualche direttore “verdiano” come Riccardo Chailly – che ha di recente inciso, proprio con l’Orchestra del Teatro alla Scala, alcune ouvertures verdiane ed i ballabili da “Jerusalem” per la DECCA – o Daniele Gatti, per non parlare di Riccardo Muti, il quale martedì 27 novembre apre con il Simon Boccanegra di Verdi la stagione del Teatro dell’Opera di Roma.

Credo che si tratti di tante “mezze verità” (o “mezze bugie”, secondo come si intenda la vicenda), ma credo che, per l’arte, il meglio sia sempre una proposta intelligente ed un’ottima interpretazione.

Siccome per la seconda è bene attendere il 7 dicembre, per la prima è possibile riportare quanto afferma Fournier Facio, coordinatore della Direzione artistica scaligera: “E’ vero che apriamo con Wagner, ma la prima opera che va in scena nel 2013 sarà”’Falstaff’” di Verdi e l’ultima, a dicembre, sarà “La traviata”, sempre di Verdi. La cornice dell’anno del bicentenario e’ dunque verdiana. Fra ‘Falstaff’ e ‘Traviata’ la Scala , unico fra i teatri italiani, mette in scena ben otto titoli del compositore di Busseto, dei quali sei sono nuove produzioni, contro cinque di Wagner”.

Sul palcoscenico del Teatro milanese, infatti, si succederanno Falstaff, Nabucco, Macbeth, Oberto conte di San Bonifacio, Un ballo in maschera, Don Carlo, Aida e, infine, La Traviata che inaugurerà la stagione 2013-2014

Mi sembra una risposta più che sensata quella di Fournier Facio.

Sì, forse è vero, Verdi non avrebbe innescato polemiche varie, ma l’importante sarà che si dispieghino mezzi artistici di valore per rendere merito ai due massimi rappresentanti della drammaturgia musicale, intesa come apporto incisivo sull’evoluzione dell’arte.

Attendiamo dalla Scala esiti migliori di quanto offerto nelle ultime stagioni, pertanto, a cominciare proprio da Lohengrin, dove non ci sarà, ad esempio, il tradizionale cigno, giacché il regista Claus Guth, spiegando di non essere “interessato all’immagine del cigno in sé, perché quel che conta e’ il fratello di Elsa, che si nasconde dietro quell’immagine”, punta su di una “lettura” intimistica dell’opera, che, di fatto, è percorribile in tale lavoro, ma che dovremo vedere se corrisponderà, nell’esito, alla poetica wagneriana, giacché mai si dovrebbe dimenticare l’autorevolezza dell’autore della musica (scusate il gioco di parole).

Altra novità sarà l’ambientazione che, dal Medioevo, sarà trasferita ai tempi del compositore. Afferma, in proposito, Guth: “Sicuramente conta molto l’epoca in cui il compositore è vissuto, quando si ponevano le basi per quel sistema capitalistico-finanziario e politico, nelle cui conseguenze, ci troviamo a vivere oggi”.

Secondo il regista tedesco, la chiave del Lohengrin è posta nei traumi infantili della protagonista femminile dell’opera, Elsa, “una ragazza rimasta orfana assai presto, che sente profondamente questa perdita, subito acuita dalla nuova perdita del fratello, che la scuote ulteriormente. Si aggiunge poi il comportamento ambiguo e contraddittorio di Friedrich von Telramund, che prima si arroga il diritto alla sua mano, poi le preferisce Ortrud”.

Attendiamo la prima…

Bruno Belli.

 

Teatro alla Scala – Inaugurazione, venerdì 7 dicembre 2013, ore 17,00
LOHENGRIN
Opera romantica in 3 atti di Richard Wagner

Personaggi e interpreti:

Heinrich der Vogler – René Pape
Lohengrin – Jonas Kaufmann
Elsa von Brabant – Anja Harteros
Friedrich von Telramund – Tómas Tómasson
Ortrud – Evelyn Herlitzius
Der Heerrufer des Königs – Zeljko Lucic

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Daniel Barenboim

Regia – Claus Guth
Scene e costumi – Christian Schmidt
Coreografia – Volker Michl
Luci – Olaf Winter
Drammaturgia – Ronny Dietrich
Maestro d’armi  - Renzo Musumeci Greco

Info: www.teatroallascala.org

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