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Archivio Novembre 2012

I “PECHES DE VIELLES” PER PIANOFORTE NELL’INTERPRETAZIONE DI ALESSANDRO MARANGONI: VISIONE ANTITETICA DELLA TRADIZIONE.

21 Novembre 2012 Nessun commento

Gioachino Rossini, Complete piano music, 4 volumi NAXOS (6 cd)

Interpretazione:****  

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Con il quarto volume dedicato alle pagine per pianoforte solo tratte dai Pèchès de vieillesse, Matteo Marangoni è giunto quasi al completamento della sua interpretazione della silloge rossiniana, per la quale mancheranno non più di un paio di cd, se confrontati con gli altri integrali in commercio.

Non è, pertanto, immaturo fornire un’indicazione generale sull’interpretazione di Marangoni che si pone come un unicum, rispetto alle esecuzioni dei colleghi Paolo Giacometti, Stefan Irmer e Marco Sollini, i quali, ad eccezione del primo, suonano tutti moderni pianoforti.

La peculiare interpretazione di Marangoni, però, non si confronta sul tipo di strumento utilizzato (Giacometti, per altro, suona un Erard ed un Pleyel degli anni quaranta e cinquanta dell’Ottocento), ma sull’approccio e sulla sensibilità alle pagine rossiniane, ponendosi in una posizione affatto contraria a quella seguita dagli altri pianisti contemporanei e, tra i pochi storici che abbiano affrontato parte di questi brani del Rossini maturo, dalle celebri edizioni di Dino Ciani, di Aldo Ciccolini, di Bruno Canino e di Marcelle Meyer, ma seguendo dappresso, invece, Bruno Mezzena.

Il pianismo di Rossini vive di una fantasia completamente libera che, facendo il verso al Romanticismo, seziona nel particolare la poetica di Chopin, Liszt e Mendelssohn, tra i primi, per ottenerne una parodia che spinge la musa rossiniana verso soluzioni del dettato che fa ascoltare scelte che preludono al Novecento.

A tale letteratura, che, per inciso, regala autentiche gemme e numerose pagine assolutamente geniali, alcune delle quali affrancate dallo spirito satirico, pertanto di genuina inclinazione drammatica (penso, ad esempio, al Memento Homo, alla Spècimen de mon temps ed allo Spècimen de l’avenir, ai Preludes ed all’autentica perla rappresentata dalla Marche et réminescences pour mon dernier voyage), è opportuno accostarsi con la consapevolezza che Rossini compone tali pagine solo in apparenza per i suoi salotti musicali, giacché l’autentico bisogno di “far musica” li investe di un importante ruolo: essi sono il dialogo con il resto del mondo, sta all’interlocutore capire quanto vi sia di genuinamente autentico e di raffinatamente mascherato.

Marangoni preferisce raccogliere il lato “romantico” di tali pezzi inserendoli pienamente nell’atmosfera del tempo, ma sottraendo loro, il più possibile, la maschera che li riveste: così predilige sonorità corpose, invece che asciutti, tempi moderatamente dilatati anziché “stretti”, avvicinandoli alla letteratura di un Liszt o di un Moscheles e sottraendoli al futuro Satie, sovente scomodato in relazione a tali pagine.

Il risultato è oltremodo originale, giacché permette di ascoltare una visione antitetica a quella degli atri pianisti – eccezion fatta, ricordo, per Mezzena – che verosimilmente completa la composita stesura di Rossini che nessun pianista, fino ad ora, è riuscito a presentare in perfetto equilibrio: ed è questa la difficoltà maggiore da esprimere quando si affrontino i Peccati di Vecchiaia, mirabile composizione granitica formata di tante piccole tessere, solo in apparenza tra loro slegate.

Bruno Belli

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SERGEJ RACHMANINOV, PIANO WORKS FOR FOUR AND SIX HANDS.

Marco Sollini, Salvatore Barbatano, François-Joël Thiollier

1 cd Concerto

Interpretazione: *****

 

Il catalogo di musica da camera di Sergej Rachmaninov comprende due Trii per pianoforte, una Sonata per violoncello e pianoforte, due Quartetti per archi incompleti, due Suites per due pianoforti, una serie di pezzi per pianoforte a quattro mani ed altre pagine minori. Al gruppo destinato al pianoforte a 4 mani e a 2 pianoforti, appartengono la scelta di composizioni presentate nell’elegante cd della “Concerto”, casa discografica che ci ha abituato ad un repertorio inconsueto, per lo più interpretato da artisti italiani.

Qui, l’ottimo Marco Sollini, affiancato da Salvatore Barbatano e, per gli ultimi due brandi in programma – a sei mani!!! – anche da François – Joel Thiollier propone un’antologia molto raffinata che pone in luce la tecnica espressiva di Rachmaninov, sovente indicato semplicemente come virtuoso.

Tra le pagine scelte, l’opera maggiore è rappresentata dai Six morceaux op.11, a quattro mani, serie di duetti non troppo popolare, datata 1894, la quale segue di poco la Prima suite per 2 pianoforti e lo strepitoso elegiaco Trio in re minore op. 9 dedicato alla memoria di Cajkovskij.

Benché sia un’opera giovanile scritta dal compositore ancora fresco degli studi accademici, vi si riscontrano già, sebbene in forma ridotta, alcune caratteristiche della maturità dell’artista: ad esempio, è interessante notare la scelta “strumentale” che è conferita al pianoforte, al quale Rachmanoniv donerà sempre energie rilevanti, accompagnata dagli accenti virtuosistici, dal lirismo patetico e dall’acquisizione del segno popolare nazionale.

Giova, infine, ricordare che il tema del movimento finale, Slava (Gloria), che conclude enfaticamente la raccolta, è il medesimo che figura nel Quartetto op. 59 n. 2 di Beethoven, sorta di perentoria affermazione del valore insito nel legame con il passato artistico.

Le altre pagine, tra cui un’affascinante suite da La bella addormentata di Cajkovskij, ed una Romance del 1891 che propone già l’accenno al tema che il compositore completerà nell’ “Adagio sostenuto” del Secondo concerto, si annoverano tra gli ottimi esempi di un pianismo ancora prossimo alla produzione dei morceaux de salon, dove il fascino virtuosistico si deve sposare ad un ascolto gradevole.

Gli artisti chiamati ad onorare questo impegno sono eccellenti proprio nel proporre un equilibrio misurato tra gli elementi che caratterizzano la produzione di Rachmaninov, regalandoci una lettura approfondita che tende ad operare una mirabile sintesi espressiva molto classica e che pone in evidenza la padronanza delle forme – anche quando apparentemente “libere” – nelle quali inserire le inclinazioni artistiche personali.

Un gran bel disco.

Bruno Belli

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