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Archivio Settembre 2012

ADOLFO FUMAGALLI, COMPOSIZIONI PER PIANOFORTE

24 Settembre 2012 Nessun commento

ORAZIO SCIORTINO

1 cd “ LA BOTTEGA DISCANTICA ”, DISCANTICA 257

Interpretazione: *****

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Adolfo Fumagalli: forse, per i più, soltanto un nome. I “meglio informati” ed accorti vi diranno che faceva parte di una famiglia di organisti e di pianisti milanesi, o giù di lì. Altri, magari, ricorderanno che fu allievo al “Conservatorio di Milano” di quell’Angeleri che “osò bocciare il Verdi”.

Se lo avessimo chiesto a Giuseppe Verdi il “Grande Vecchio” avrebbe sorriso – sì, da anziano Verdi sapeva anche sorridere, all’occorrenza – con un cenno affermativo del capo, poi, magari, ci avrebbe anche detto che una certa “elevazione” per organo sull’“Amami, Alfredo!” della Traviata trasferiva nell’ordinario della celebrazione liturgica l’opera e che il “monello” era stato Fumagalli (secondo una prassi assai comune all’epoca). Mercadante, poi…no, fermiamoci un attimo, per capire un fatto molto semplice: la Storia della musica, anzi, la Storia dell’Uomo conta più fortunati ed altri meno.

C’è chi scommette che se Verdi non avesse trovato Barezzi, forse, ad andargli bene, avrebbe fatto l’organista e il maestro elementare… (Un certo che di vero esiste, come sempre).

Adolfo Fumagalli è, insomma, uno dei tanti onesti musicisti che, nella propria epoca, aveva anche una certa notorietà, ma non sufficienti doti – o fortuna – per emergere tra i capisaldi della storia dell’arte. Non che Fumagalli sia assolutamente geniale: però, ascoltandolo, meglio si comprende quella strana fucina e laboratorio di idee che fu il XIX secolo, in tutti i campi, presentando similitudini e contrasti, novità e reazione, genialità e mediocrità.

Penso che il “Caso Gobatti” sia emblematico: un compositore “super” valutato per “I Goti” il quale partorì due successivi aborti, giacché anche il primo lavoro non era alcunché di eccezionale, ma era sembrata la risposta migliore degli Italiani a Wagner (sic!) con certo wagnerismo di facciata, frutto della conoscenza – mal digerita – del Lohengrin (il “Tristano” in Italia era ancora di là del “debuttare”).

Adolfo Fumagalli, come i suoi parenti, non fu innalzato alle glorie dell’“Italianità”, perché non ebbe mai le velleità dell’innovatore: era un degno maestro di musica, ben fornito culturalmente in tal senso, con doti e con talento, il quale si misurava onestamente con la composizione, caratterizzata dal buon gusto e dell’ossequio alla moda. Non certo un atteggiamento da rimproverargli. Così, passato il maestro, passate le composizioni…

Invece, ad un attento ascolto delle pagine che questo bellissimo cd ci propone – con grande merito de “ La Bottega discantica” di Milano che ci ha abituato a cd di grande classe – scopriamo che Adolfo Fumagalli presenta una poetica caratterizzata dal buon gusto e dall’assoluta mancanza di enfasi, sia che costruisca una parafrasi operistica, sia che si diletti con il genere del notturno e del “morceaux” (meglio si adatterebbe il termine “ghiribizzo”, alla Paganini).

Insomma, musica di qualità – pagine che non sono capolavori, ma restano superiori a tanti pezzi di compositori più osannati: riscontro in Fumagalli che la sua musica non suona artefatta, meditata, quanto, piuttosto, appare sempre spontanea, merito anche dell’interpretazione che ne conferisce il pianista Orazio Sciortino, autore anche delle dense note di copertina.

Una chicca che, in una discoteca, denoterà l’appassionato più esigente e più ricercato.

Bruno Belli

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LUIGI CHERUBINI, RIDUZIONI IN ARMONIA DI OUVERTURE PER OTTETTO DI FIATI.

17 Settembre 2012 Nessun commento

Cherubini Harmonie, Guido Corti.

1 cd AETHALIA AE0911001

Interpretazione: ****

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Eccoci di fronte ad un prodotto assai interessante che funge da ulteriore tassello da apporre nell’ampio mosaico della musica strumentale prodotta da quei musicisti italiani che, in passato, sono stati in gran parte trascurati tanto per la produzione operistica, quanto, ancor più, per quella strumentale. Abbiamo più volte ricordato, infatti, come la terra del melodramma, nel XIX secolo, non sia stata completamente disinteressata alla musica strumentale, ma semmai che il tipo di produzione sia risultato affatto particolare.

Il caso di Luigi Cherubini, autore sommo tra i musicisti a cavallo dei secoli XVIII e XIX, è, poi, interessantissimo, giacché il Fiorentino ha lasciato ai posteri 6 quartetti di pregevolissimi fattura, un quintetto altrettanto geniale, una sinfonia che ebbe grande successo nella Londra di Salomon ed un paio di grandi composizioni per fortepiano, oltre alle 6 sonate giovanili per tastiera e ad alcuni pezzi d’occasione come le 8 marce per fiati.

Proprio alla letteratura per l’ultimo tipo di assieme, nella classica versione per ottetto di fiati, appartengono alcune harmonien composte nel solco della tradizione della Tafelmusik tedesca, sebbene di minori proporzioni: invece che suites originali, trascrizioni di celebri pagine operistiche (Mozart, ad esempio, ne compose lui stesso su temi del Tatto dal serraglio e ne tramandò esempio quale minuscolo gioiello in Don Giovanni, nella scena del banchetto del protagonista), si tratta qui di “revisioni” di alcune ouvertures.

Di rado, però, gli arrangiatori erano gli stessi compositori: tra quelli più celebri che operavano a cavallo dei secoli XVIII e XIX si annovera Joseph Triebensee che, quale direttore musicale per il principe Alois del Lichenstein, oltre alle celebri trascrizioni di opere mozartiane è l’autore delle trascrizioni delle ouvertures di Cherubini le quali si trovano in copia manoscritta presso il Fondo Piatti nella Biblioteca del Conservatorio di Firenze, molte delle quali provenienti dall’archivio che il granduca Leopoldo di Toscana fece catalogare, tra il 1827 ed il 1830 a Giuseppe Lorenzi.

Come scrive Stefania Gitto nelle pregevolissime note di sale al Concerto del 21 settembre 2010 per Anima Mundi, Rassegna musicale promossa dall’Opera della Primiziale pisana “Sono gli Asburgo Lorena a portare in Toscana questo genere strumentale che finisce per diventare il mezzo migliore per divulgare e riascoltare, nelle piazze come durante le feste di corte, opere già famose”.

In tal senso, queste riduzioni, che per ragioni tecniche e strumentali sovente sono trasportate di tono e presentano anche ovvie rivisitazioni timbriche, non ambiscono ad essere fedeli all’originale.

Ad ogni modo, ascoltate così come l’ottetto di Fiati “Cherubini Harmonie” diretto da Guido Corti le propone, sono pagine godibilissime e di non rara fattura, ovviamente perché gli originali sono di grande concezione, ma anche perché Triebensee era un arrangiatore di raffinatissima arte ed esperienza.

Guido Corti, che cura anche l’edizione moderna di tali pagine, sollecita all’ottetto, sostenuto dall’apporto del contrabbassista Francesco Tomei, brillantissime interpretazioni, grazie anche ad interpreti che ci propongono un utilizzo calibrato ed attentissimo delle variegate possibilità offerte dai loro strumenti.

Unico neo della registrazione, a parere di chi scrive, è la breve durata del programma – solo 39 minuti – al quale si sarebbe potuto aggiungere l’esempio delle 8 marce per fiati composte da Cherubini stesso.  

Bruno Belli

 

 

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L’Orchestra del Teatro Regio di Parma in grave pericolo

17 Settembre 2012 Nessun commento

Il futuro dell’Orchestra del Teatro Regio di Parma è in grave pericolo.

Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, del Movimento 5 Stelle, ha cancellato dal Festival Verdi 2012, senza alcun preavviso a locandine già stampate e con impegni sottoscritti, l‘Orchestra del Teatro Regio di Parma. Un arbitrio travestito da necessità di risparmio economico, in realtà inesistente, e da “sinergie con altre realtà musicali”: “Cambiare! Non importa se in meglio o in peggio, l’importante è cambiare!” ha detto in una intervista.

L’Orchestra del Teatro Regio di Parma, strutturata in società formata dagli stessi musicisti, da 12 anni esegue tutte le produzioni del Teatro Regio, con risultati artistici riconosciuti a livello internazionale.

I musicisti chiedono solidarietà per dimostrare ai nuovi amministratori della città, che l’esistenza della nostra orchestra è un valore culturale e musicale da salvaguardare per il bene stesso del Teatro, che è un bene pubblico, essendo gli esecutori musicali dell’opera la risorsa umana più importante in un teatro lirico.

I musicisti dell’Orchestra del Teatro Regio di Parma hanno bisogno del vostro aiuto firmando la nostra petizione che chiede le garanzie per il futuro affinchè non si spenga la nostra importante e riconosciuta realtà musicale.

The future of the Orchestra del Teatro Regio di Parma is in real danger.

The newly elected mayor, Federico Pizzarotti, (5 star Movement) has canceled without any notice, the Orchestra del Teatro Regio di Parma’s participation in the Verdi Festival 2012, refusing, in addition, to provide any guarantee of support to the orchestra for the future. Contracts had already been signed by a Convention.

Banned from the musical scene, as a matter of fact, disguised as a “momentary” interruption of collaboration because of non proven measures to save money and to enhance collaboration with other existing musical entities. This choice has its foundation in the precious sentence of the new governor of the city: “Change, no matter whether for the better or for the worse, the important thing is change.”

The Orchestra del Teatro Regio di Parma is a society formed by it’s own components. It has uninterruptedly for 12 years assured all the productions in the Theatre with international artistic results.

We, the musicians, call for solidarity for our orchestra, being a musical and cultural value to be protected and preserved against the new city officials who believe that our existence  represents a simple waste. For the survival of the Theater itself, a public value, we musicians are the first human resource taking part in the performance of an opera.

The musicians of the Orchestra del Teatro Regio di Parma need your help by signing our petition in which we ask for garantees for the future as well as not letting our well established and important reality vanish.

PER FIRMARE LA PETIZIONE:

http://firmiamo.it/l-orchestra-del-teatro-regio-di-parma-in-grave-pericolo#petition

13° Concorso Internazionale “PREMIO TRIO di TRIESTE”: PROROGATO IL TERMINE ULTIMO PER LE ISCRIZIONI

12 Settembre 2012 Nessun commento

Prorogato al 1° ottobre 2012 il termine ultimo per la presentazione delle domande (e delle partiture) al 13° Concorso Internazionale “PREMIO TRIO di TRIESTE” dedicato alla COMPOSIZIONE cameristica “Giampaolo Coral Award”.

Per maggiori informazioni e per scaricare il bando del concorso: Associazione Chamber Music, tel. + 39 040 3480598 – fax +39 040 3477959, info@acmtrioditrieste.it

http://www.acmtrioditrieste.it/

 

CONCORSO INTERNAZIONALE PIANISTICO “CITTA’ DI ACQUAVIVA DELLE FONTI”

12 Settembre 2012 Nessun commento

CIRO SUGGESTIVO NELLA BABILONIA DEL CINEMA

7 Settembre 2012 Nessun commento

Bella edizione dell’opera inaugurale della XXXIII edizione del ROF pesarese.

PESARO – Era un’edizione molto attesa, quest’anno, quella del Rossini Opera Festival, giunto al XXXIII programma, per due motivi: la prima rappresentazione assoluta al festival di Ciro in Babilonia, primo esempio di dramma sacro nella carriera del compositore, e la proposta di Matilde di Shabran, nell’allestimento del 2004, con l’esibizione di Florez, che, proprio in quest’opera, nel 1996, fece il grande debutto, sostituendo l’allora titolare Bruce Ford.

Per quanto mi riguarda, ponevo l’attenzione soprattutto sul Ciro in Babilonia, giacché Matilde di Shabran è lavoro che amo moltissimo (tra l’altro, legato anche a personali vicende di studio), ma, con Florez, era sicuro il successo, fatto salvo un possibile scivolone – che può sempre capitare – ma, che, per fortuna di tutti, si è evitato.

Mi solleticava molto, dicevo, Ciro in Babilonia, per la prima volta a Pesaro, opera che conoscevo, come penso la maggior parte dei miei 4 lettori, per le edizioni di Savona del 1988 e di Wildbad – altro festival rossiniano annuale da seguire con molto interessa – entrambe prontamente registrate ed immesse sul mercato.

Che dire dell’opera? Certamente non è un capolavoro, ma la musica di Rossini è sempre di eccellente qualità, consapevole il maestro stesso che attingeva a piene mani dai suoi lavori meno fortunati.

La storia narra che l’opera non fu un successo, in quel di Bologna, ma non deve essere poi tanto vero, giacché Ciro circolò abbastanza nelle varie piazze, indice di gradimento presso il pubblico: fosse stato il contrario, l’opera non sarebbe stata ripresa a lungo altrove.

Ci si ascoltano spunti e melodie che ritroveremo ne L’Italiana in Algeri e ne Il turco in Italia, confezionati con garbo da Rossini, sopra i versi di un libretto scritto da Francesco Aventi che non è nemmeno tanto pessimo, ma è pensato ancora come un dramma metastasiano, fatti salvi l’introduzione di qualche coro, i finali d’atto e qualche assieme. Ad affermare il vero, quello che ci si attendeva da Pesaro era un’esecuzione il più pertinente possibile allo spirito rossiniano e, soprattutto, la possibilità di ascoltare l’edizione critica curata da Daniele Carnini e da Ilaria Nartet, compilata sulle fonti coeve (manca l’autografo di questo lavoro).

In linea di massima, il lavoro è stato letto con rispetto, ma anche con poca originalità, da parte del direttore d’orchestra, Will Crutchfield, molto metronomico, ancorché corretto, insomma, noioso, aggettivo che, scovato per tale lavoro, significa colpo mortale definitivo al già esile dramma. 

Allora restano le voci e la ragia. Note piuttosto dolenti per alcune delle prime. Ritengo ottima cantante Eva Podles, con una bella carriera, negli ultimi vent’anni, ma inadatta, ora, a rivestire il ruolo di Ciro, per il quale non basta il timbro ancora bello e brunito. La Podles , infatti, mostra disuguaglianze nell’emissione e nel controllo del fiato, è addirittura periclitante nei passaggi di registro, sicché la cavatina del primo atto ha oscillato tra suoni uterini e striduli acuti, proponendo una voce diversa persino nel timbro, all’interno di uno stesso pezzo. Brava in scena, ma tutto qui.

Migliore Jessica Pratt come Amira, senza dubbio più sicura nel dominio del passaggio di registro e nell’uguaglianza del timbro. Anche Mirco Palazzi ha tratteggiato assai bene la figura di Zambri, sebbene non privo di qualche incertezza nel dominio degli acuti, così come il tenore Michael Spyres ha risolto la propria parte con la massima correttezza.

Molto originale la regia di David Livermore che ha immaginato per il coro il ruolo di commentatore, vestendolo come spettatore d’inizio secolo di un film di cinema muto (la vicenda del titolo) e proiettando alcuni spezzoni di autentici documenti cinematografici forniti dal Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Contornati, per l’appunto, dagli “spettatori” e dalle proiezioni in bianco e nero, i personaggi si muovevano, nelle vesti babilonesi, rivestiti di luci azzurro grigio che esaltavano la plasticità ancora neoclassica dello spirito musicale rossiniano.

Bruno Belli.

Foto Amati – Bacciardi, Rossini Opera Festival

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CREMONA PIANOFORTE INCONTRA MICHELE CAMPANELLA

4 Settembre 2012 Nessun commento

Un appuntamento per parlare del suo rapporto con il piano, e un concerto straordinario in cui presenterà una composizione ideata per l’occasione

di Mondomusica

Due appuntamenti imperdibili per chi ama il piano e i suoi migliori interpreti: domenica 30 settembre alle ore 12.00 il concerto in Sala Monteverdi (organizzato da Yamaha Italia e CremonaFiere), e alle ore 15.30 la conversazione nell’ambito de “Gli incontri del Pianoforte” – “Pianoforte mon Amour” con il coordinamento di Ettore Borri. Protagonista assoluto: Michele Campanella, pianista di fama internazionale, che si è formato alla scuola pianistica napoletana di Vincenzo Vitale. Un artista dal temperamento molto versatile, e questa sua caratteristica lo ha portato ad avvicinare autori quali Clementi, Weber, Poulenc, Busoni, Rossini, Brahms, Ravel e Liszt. Nel corso della sua carriera si è esibito con le principali orchestre collaborando con i maggiori direttori, tra cui Abbado, Gelmetti, Mehta, Muti.

In attesa di ritrovarlo in occasione di Cremona Pianoforte, lo abbiamo incontrato per farci dare qualche anticipazione sul suo rapporto con il piano e la musica.

A che età ha iniziato lo studio del pianoforte? 
“Non posso ricordare il momento preciso, in quanto nessuno mi ha mai messo davanti al pianoforte. Fu il mio istinto: sono stato autodidatta dai 5 ai 10 anni. Un vecchio pianoforte verticale era nella casa dei miei genitori, era di mio padre che non lo suonava da una decina di anni, ma nessuno, ripeto, mi suggerì di provarlo.”

Quando ha avuto la consapevolezza del ruolo fondamentale che il pianoforte avrebbe giocato nella sua vita anche dal punto di vista professionale?
“E’ stata una consapevolezza precoce, già a 11 anni sognavo non come gli altri bambini di fare il calciatore, ma di esibirmi alla tastiera in pubblico!”

Che cosa ha significato per lei studiare presso una celebre scuola pianistica, come è quella napoletana di Vincenzo Vitale? 
“Idee chiare, se è lecito averne, formazione musicale essenziale e raziocinante. Il Maestro Vitale diceva che se non avessi incontrato lui, avrei comunque suonato (bene), ma non tanto quanto nei fatti mi sentiva fare, avendo avuto la fortuna di averlo come unico insegnante.”

Ha una particolare predilezione per alcuni musicisti? 
“Assolutamente no, penso che questo atteggiamento non sia professionale. Il mio, il nostro compito di musicisti, è quello di compenetrare la musica e il compositore entrando, per quanto è possibile, in sintonia psicologica.”

La sua dedizione a Liszt, testimoniata dal recente volume (“Il mio Liszt” edito da Bompiani) da lei scritto su questo autore, a che cosa è dovuta: all’ammirazione per questo personaggio come uomo, come artista, o, ancora, come grande estimatore ed indagatore delle possibilità dello strumento pianoforte? 
“La mia ammirazione per Liszt è fatta di molti aspetti. In primis come uomo, tra i più straordinari della musica europea, poi come compositore, ma anche come creatore di musica pianistica assolutamente innovativa.”

Il Maestro Michele Campanella, considerato nel palcoscenico internazionale uno dei maggiori virtuosi e interpreti di Liszt, durante il concerto in programma a CremonaPianoforte, offrirà ai visitatori una esecuzione specialmente ideata per l’occasione.

 

Per informazioni:

CremonaFiere S.p.A.
, Tel.: +39.0372.598011; Fax: +39.0372.598222;
e-mail: info@cremonamondomusica.it ;
http://www.cremonamondomusica.it/

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