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Archivio Giugno 2012

BOLOGNA ESTATE: CONCERTO SINFONICO

BOLOGNA. Mercoledì 11 luglio, ore 22, Piazza Verdi
Respighi, Concerto in La minore per pianoforte e orchestra. 
Pianoforte: Almerindo d'Amato
Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
Direttore: Francesco Vizioli.
In programma anche l'Ouverture dell'Italiana in Algeri
di Rossini e la Sinfonia n.4 in la maggiore Italiana
di Mendelssohn.
Per info:
Sito del Teatro Comunale di Bologna
Sito di Bologna Estate
Sito del M° d'Amato

			

PONIATOWSKI, REDISCOVERED OPERA ARIAS

Aleksandra Buczek, soprano; Grzegorz Biogas, pianoforte

1 cd Stowarzyszenie Muzyki Polskiej SMP 201001

Interpretazione: ****

 

 

 

 

 

 

Interessante figura, tuttora da scoprire, il Principe di Poniatowski, sangue dinastico nelle vene, artista, cantante, musicista e politico raffinatissimo tanto da potere sedere nel ristretto gruppo di coloro che, per natura, hanno inclinazioni all’alta diplomazia, così dotato musicalmente che è impossibile dimenticarlo, quando si tracci il fitto humus dell’opera italiana dell’Ottocento, per la quale produsse qualche titolo di tutto rispetto.

Polacco, ma nato e cresciuto in Italia, Giuseppe Michele Saverio Giovanni, principe di Monterotondo (questi i nomi al secolo), vide la luce a Roma, il 20 febbraio 1816, al tempo de Il barbiere di Siviglia e morì a Chislehurst, nel Kent, il 3 luglio 1873, quando il mondo già aveva salutato Aida e, in Inghilterra era attiva una “scuola britannica” rappresentata dai due irlandesi Balfe e Wallace, poli entro i quali si sviluppo la sensibilità artistica del principe polacco, discendente diretto del re Stanislao di Polonia (quello de Il giorno di regno). Strano, come incerti uomini, le vicende storiche siano strettamente legate alle artistiche.

Studiò a Firenze canto con Ceccherini  e composizione, debuttando nella stessa città sia come tenore, che, nel 1839, come operista con Giovanni da Procida, su libretto proprio. Dopo i moti rivoluzionari del 1848 fu a Parigi ambasciatore del Granduca di Toscana e senatore dell’Impero di Napoleone III. Amico dello stesso, preferì seguirlo, dopo la disfatta di Sedan, nell’esilio inglese.

L’avere studiato canto ed avendo affrontato anche una rispettabile carriera teatrale, oltre che essere stato un fine critico – è del 1859 il bel volume Les progrès de la musique dramatique fanno di Poniatowki un compositore molto attento e competente nei confronti della voce umana, per la quale la scrittura del compositore è sempre attenta e molto curata. Di tutto rispetto le sue opere, anche se gradevolissime sono le romanze da camera, alcune delle quali meritoriamente incise, negli anni scorsi, da “Opera Rara” per la splendida collana “Il Salotto”.

Il presente cd è un piacevole ed affettuoso omaggio della Polonia ad un suo compositore, poco frequentato, ma d’elevata qualità, come si evince anche dall’ascolto di queste poche arie – in tutto 9 – tratte da opere, tra l’altro, nella versione per canto e pianoforte. Lo stile, tanto nei lavori italiani, quanto in quelli francesi è, in sostanza, debitore alla formazione ed al contatto con il melodramma della Penisola, non immune, però, da una ben delineata evoluzione che avvicina i titoli prodotti in Francia a certe “coquetterie” che faranno la fortuna di molte operette.

Le arie selezionate in questo raffinatissimo cd propongono alcune pagine della maturità, tratte da L’aventurier, su testo francese di Saint Georges, del 1865, La contessina, su libretto di Lauzeries del 1868 e da Gelmina, rappresentata a Londra – quindi sempre in Italiano – nel 1872, accanto ad un’elegantissima aria dal secondo melodramma, il Don Desiderio, su libretto di Zaccagnini, andato in scena a Pisa nel 1841.

Completa il tutto un esempio della prassi ancora in voga a metà ottocento delle arie alternative con una bella pagina – sicuramente più dell’originale belliniano, ad affermare il vero – che sostituisce l’aria di Lisa nel secondo atto de La Sonnambula.

Tale cd è indicativo dell’arte di Poniatowski, del livello medio del melodramma ottocentesco e delle varie “convenienze” dell’epoca.

Gli interpreti si disimpegnano con molta arte ed eccellente tecnica. Il pianista Grzegorz Biegas accompagna con disinvolta eleganza e brillantezza di suono il soprano Aleksandra Buczek, voce ricca d’armonici, dal timbro vellutato e brunito, solo un poco vetrosa in alcuni acuti, soprattutto nelle spericolate agilità affrontate, per altro, queste ultime con precisione luminosissima, la quale, nonostante una dizione perfettibile, interpreta con vigore e partecipazione, non limitandosi semplicemente ad eseguire in modo corretto.

Bruno Belli

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Progetto IMC Classica

http://www.progettoimc.it/ 

Progetto IMC Classica, giunto alla terza edizione, si svolgerà a Campli (Te), Teramo e Giulianova dal 23 Agosto al 2 Settembre 2012.

La Cerimonia di Apertura si terrà il 23 agosto alle 15: un piccolo rinfresco accoglierà gli iscritti per la definizione delle iscrizioni e prenotazione delle Aule Studio. Seguirà, alle ore 19, una riunione di presentazione di Progetto IMC 2012
Le lezioni inizieranno il 24 agosto.

Progetto IMC si pone lo scopo di allargare gli orizzonti dei giovani musicisti, arricchendo le loro conoscenze ed esperienze, dando loro la possibilità di prendere lezioni da professori di fama internazionale  in un contesto meraviglioso ad un passo dal Parco nazionale del Gran Sasso.

I docenti che insegnano presso Progetto IMC provengono da diverse nazioni e sono  famosi  solisti nonchè  professori ben noti.  Progetto IMC pone anche quest’anno forte il proprio accento sulla musica da camera: durante tutto il corso gli studenti verranno invitati a collaborare, a seconda delle scelte dei docenti, in Ensemble seguendo le lezioni del docente di musica da Camera.

I corsi prevedono lezioni individuali e di gruppo secondo le modalità stabilite da ciascun docente insieme all’allievo.
Il repertorio di studio potrà essere proprio dell’alunno o su suggerimento del docente.

Agli studenti saranno riservate, a turno, alcune aule per lo studio dello strumento in sedi distaccate (facilmente raggiungibili).
Ai corsi possono partecipare musicisti di ogni nazionalità ed età.

Gli studenti considerati a giudizio dei docenti idonei, suoneranno nei concerti organizzati dall’organizzazione nel territorio teramano, nell’ambito della manifestazione.
Sono previsti saggi finali di chiusura della manifestazione.

Anche quest’anno, confermando le collaborazioni tra Progetto IMC e le più prestigiose Orchestre Italiane, alcuni tra i migliori iscritti (scelti dopo una audizione interna), potranno suonare  un tempo di Concerto con l’ Orchestra Sinfonica Abruzzese in uno dei  grandi Concerti finali previsti: un’esperienza irripetibile ed irrinunciabile.

L’audizione per la selezione dei solisti si terrà il 26 agosto:la Giuria sarà composta dai professori di Progetto IMC.

Il repertorio dei Concerti con Orchestra è indicato nel programma del Corso di Direzione D’Orchestra.
Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

Scadenza delle Iscrizioni: il termine ultimo per iscriversi è fissato per il 15 Luglio

I CORSI: http://www.kymbala.it/imc2012/classica/i-corsi.html

 

PER INFORMAZIONI: http://www.progettoimc.it/ 

“LUISA MILLER” SFORTUNATA ALLA SCALA.

Allestimento poco convincente dell’opera verdiana.

MILANO – Esecuzione musicale di buona levatura, ma inadatto e travisante l’allestimento scenico. Il regista Mario Martone realizza uno spettacolo che forza il testo delle vicenda oltremodo, apparendo quasi ignaro del libretto.

Oggi, si parla più del regista che dell’opera, ma, siccome resto del parere che la parte musicale sia predominante e che le regie debbano essere originali nel proporre con linguaggio “moderno” la classicità che è insita nelle partiture, non scriverò a lungo su Martone, per non far troppo favore di porlo in quel primo piano che non gli spetterebbe.

Lo spettacolo si presentava giocato tutto sui toni del rosso e del grigio con le scene non belle di Sergio Tramonti ed i costumi di foggia “classica”, ma priva di attrattive personale, d’Ursula Patzak, con il pretestuoso trasporre la vicenda in un incubo, laddove il letto assume ruolo centrale – ma errato, giacchè non siamo nel “Don Giovanni”  – elemento laddove lo spettatore deve anche sorbirsi uno stupro, che altera nell’intimo il testo verdiano, dove lo scontro dei sentimenti è l’essenziale.

Luisa Miller, atto I. (Fotografia di Marco Brescia & Rudy Amisano)

Veniamo, quindi, alla musica. Gianandrea Noseda, al suo debutto operistico sul podio della Scala, dimostra di avere studiato molto a fondo la partitura riuscendo ad ottenere archi magnifici per compattezza ed un significativo smalto nella maggior parte degli interventi degli ottoni, soprattutto nella sinfonia iniziale, veramente trascinante e debordante nella sua stringata drammaticità.

Non adatta ad Elena Mosuc la parte di Luisa giacchè la vocalità della protagonista richiede non solo predisposizione alla coloratura, ma anche un’emissione sicura nei registri centrale e grave, e l’appoggio sempre sul fiato di un fraseggio ora infuocato, ora eminentemente lirico, spesso giocato sul passaggio di registro. Tali caratteristiche mancano, per lo più, al soprano rumeno che, per natura “leggero”, si è dimostrato più consono nel canto d’agilità che nell’espressione del lato elegiaco.

Marcelo Alvarez, quale Rodolfo, ha cantato il primo atto con palese difficoltà nella tenuta vocale per un’ emissione frammentata, con numerosi vuoti nell’intera gamma, a dimostrazione che per cantare in modo longevo, non bastano intenzioni e buoni sentimenti, ma è indispensabile una solida e continua preparazione tecnica. Ma si tratta di un problema di molti…

 

Luisa Miller (atto I): Rodolfo (Marcelo Álvarez), Luisa (Elena Mosuc). Fotografia di  Marco Brescia & Rudy Amisano

A sostituirlo per indisposizione, è così subentrato Piero Pretti che si alterna ad Alvarez nel ruolo di Rodolfo: entrato in scena all’inizio del secondo atto, pur con l’evidente tensione di affrontare, nello stesso, la celebre aria “Quando le sere al placido”, il giovane tenore ha esibito timbro gradevole, emissione impeccabile, ed un eccezionale dominio del passaggio di registro. Daniela Barcellona (Federica) è parsa sottotono dal punto di vista vocale, sebbene il timbro sia sempre affascinante.

La non provvida scelta della direzione artistica del teatro si è espressa nella scelta dei ruoli dalle voci gravi, giacchè il basso Kwangchul Youn, come Wurm, dotato di voce ampia e vellutata, meglio avrebbe rivestito i panni del conte, invece che quelli di Wurm, così come Vitalij Kowaljow, più sgraziato nell’emissione, sarebbe risultato più adatto a vestire i panni di quest’ultimo, uno “scambio vocale” che spesso è suggerito dall’ascoltatore, giacchè tale impressione ha serpeggiato in molti presenti, medesimo atteggiamento, così come ricordo, che avvenne nel 2005, a Pesaro, per i ruoli di Figaro e di Bartolo.

Infine, Leo Nucci, applaudito incondizionatamente e con affetto da parte del pubblico che, giustamente, lo ama per le emozioni che, nella sua carriera, ci ha dato, sebbene, ormai, la voce risuoni sempre più asciutta, meno luminosa nello smalto. Il personaggio, come è avvenuto in altre occasioni, è più urlato che cantato, con fastidiosi suoni ingolati negli acuti. Credo che, se Nucci decidesse di ritirarsi per l’insegnamento con la sua notevole esperienza, potrebbe istruire giovani cantanti di cui avremmo bisogno.

 

 

Luisa Miller è in replica fino al 23 giugno, per chi si accontenti di esiti la cui sufficienza è raggiunta solo grazie ad un ottimo direttore d’orchestra. 

Bruno Belli.

 

Luisa Miller (atto III): Rodolfo (Marcelo Álvarez), Luisa (Elena Mosuc), Miller (Leo Nucci). Fotografia di  Marco Brescia & Rudy Amisano

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Milano, Teatro alla Scala – Stagione d’Opera e Balletto 2011-2012
“LUISA MILLER”
Melodramma tragico in tre atti su libretto di Salvadore Cammarano
Musica di Giuseppe Verdi

Il Conte di Walter VITALIJ KOWALJOV
Rodolfo MARCELO ALVAREZ e PIERO PRETTI
Federica DANIELA BARCELLONA
Wurm KWANGCHUL YOUN
Miller LEO NUCCI
Luisa ELENA MOSUC
Laura VALERIA TORNATORE
Un contadino JIHAN SHIN
Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
Direttore Gianandrea Noseda
Maestro del coro Bruno Casoni
Regia Mario Martone
Scene Sergio Tramonti
Costumi Ursula Patzak
Luci Pasquale Mari
Nuova produzione Teatro alla Scala

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JACQUES OFFENBACH, GOTTLICHE LEICHTIGKEIT – DIVINE EASE

10 cd Membran

Interpretazioni: ****

Acquista su IBS a 17,91 euro

 

Geniale e corrosivo fustigatore dei cattivi costumi del II Impero – o meglio, di sempre – Jacques Offenbach è, innanzi tutto, grandissimo musicista per competenza tecnica e per abbondanza d’ispirazione genuina.

Le sue operette sono piccole opere in miniatura, che richiedono interpreti di vaglia tanto come cantanti, quanto attori: si tratta di gioielli nei quali la satira si stempera in momenti d’elevata poesia lirica, dove idillio e parodia convivono.

Il presente box, tra l’altro a prezzo molto economico – riunisce alcune delle pagine più rappresentative d’Offenbach – l’ Orphée aux Enférs è integrale – in edizioni storiche laddove gli interpreti sono di riferimento sicuro e le esecuzioni tra le migliori conservate su disco.

La possibilità sfruttata dalla Membran di accedere alle matrici che, caduti i diritti d’autore – sono di dominio pubblico permette così, alla casa discografica tedesca, di pubblicare a prezzi accessibili, anche a chi è nelle ristrettezze che i tempi c’impongono, un repertorio musicale di primo piano sia per portata storica, sia esecutiva.

Alcune tra le orchestre ed i direttori riuniti in questo cofanetto sono quelle che hanno contribuito a scrivere le migliori pagine della Storia della musica del Novecento: dalla Boston Pops guidata da Arthur Fiedler, alla Philharmonia, all’Orchestre de la Suisse Romande , a quella della radio Bavarese fino alle francesi che frequentano di norma tali pagine. I direttori hanno i nomi di Karajan, Fiedler stesso, Renè Leibowitz, Rudolf Moralt, Marcel Cariven.

Gli interpreti sono i massimi di tutti i tempi da Claudine Collart a Teresa Stich Randall, da Nicolai Gedda a Peters Anders, da Michel Senechal a Rita Streic, senza contare il decimo cd con incisioni storiche nelle quali s’incontrano autentici “mostri” del repertorio lirico per il disco antologico che si basa sulle voci.

Gli altri cd presentano la Gaitè Parisienne , alcune bellissime ouvertures, l’Orphée aux Enfers, e selezioni pregevolissime da Les Contes d’Hoffmann, La belle Hélène, Barbe-Bleu e La Grande Duchesse de Gerolstein.

Una festa da non perdere!!!

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LUIGI CHERUBINI, ARIE AND OUVERTURES FROM FLORENCE TO PARIS

Maria Grazia Schiavo, soprano. Auser Musici, Carlo Ipata.

1 cd Hyperion CDA67893

Interpretazione: ****

  Acquista il CD su IBS

 

 

Da qualche tempo si è compreso che la conoscenza di Cherubini non potesse fermarsi alla Medea ed a qualche messa, come per quasi un secolo e mezzo si pensò, complice tanta musicologia d’oltralpe che tendeva a negare ogni influenza o rapporto stretto degli autori italiani – emigrati dalla Penisola – con la nascita e lo sviluppo della sinfonia “viennese” classica. Cherubini, infatti, trascorrendo quasi tutta la sua esistenza a Parigi, era in stretto contatto con il mondo musicale non soltanto francese, ma anche tedesco, avendo legami con autori della portata di Gluck: entrambi gli autori, senza dimenticare Tommaso Traetta, che, per alcuni anni operò anche in Russia e nella stessa Vienna, sentirono l’esigenza di uno “svecchiamento” dell’opera in musica.

Ognuno ne diede una personale risposta che si fonde persino in capolavori quali l’Ifigenie en Tauride, per Gluck e la Medea per Cherubini, opere entrambe proposte, però, al pubblico parigino che, quanto a regole teatrali s’intendeva benissimo fin dai tempi del Re Sole, con Lully (un Italiano naturalizzato francese, ma anch’egli fiorentino come Cherubini) e con Rameau, i quali avevano proposto rappresentazioni nelle quali si fondessero le parti recitative a quelle eminentemente liriche.

La perizia tecnica di Cherubini, debitrice alla scuola di Giuseppe Sarti, che, guarda caso, tanto fu seguita dagli operisti viennesi coevi, gli permise di sviluppare, col tempo, un suo discorso affatto personale che privilegiasse l’aderenza al testo drammatico rispetto alle bellurie vocali, tramite un interesse precipuo per l’orchestrazione. L’armonia di Cherubini, infatti, non è mai banale e cerca sempre esiti per nulla scontati: non è un caso che l’opera Le deux journées esercitasse una profonda suggestione – ed influenza – su Beethoven, il quale l’ha ben presente nel suo sofferto unico parto teatrale che è Fidelio.

Come Gluck, del resto, Cherubini fu compositore del proprio tempo ed in esso debuttò, operò, insegnò: pertanto, soprattutto nella produzione precedente al trasferimento in Francia nel 1788, Cherubini rispetta le convenzioni dell’epoca, cercando, in ogni caso, di operare alcune innovazioni che mantengono la linea del canto piuttosto sobria, cosicché il virtuosismo non sia fine a se stesso, ma si volga verso una ricerca d’espressività.

Nel presente cd, vi è un’interessante silloge d’alcune arie appartenenti al periodo che intercorre tra il 1782 ed il 1789, alcune delle quali scritte per riprese d’opere altrui, sovente per soddisfare le esigenze dei mutati interpreti ed indirizzate a partiture “serie”. E’ un peccato che non siano state scelte anche alcune arie alternative scritte per opere comiche di Cimarosa, L’Italiana in Londra e di Pergolesi, La serva padrona, giacché esse avrebbero permesso di “sperimentare” la vena “brillante” di un compositor che, non a caso, chiuderà la sua carriera teatrale con una commedia, l’Alì Baba.

Il programma è completato da alcune sinfonie d’opera dello stesso periodo che, invece, permettono di incontrare l’inusuale elaborazione strumentale del genere, rispetto ad altri colleghi, soprattutto nella ricerca dei timbri e dell’armonia.

Gli Auser Musici sono impegnati in pagine d’elegante fattura: grazie alla concertazione di Carlo Ipata si ascoltano piacevoli momenti musicali, arricchiti dalla correttezza di Maria Grazia Schiavo impegnata nelle non semplici arie d’opera.

 

Bruno Belli

 

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