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Archivio Febbraio 2012

CONCERTO IN STREAMING SU CLASSICAONLINE

24 Febbraio 2012 Nessun commento

Classicaonline in collaborazione con Telecom Italia trasmette in live streaming questa sera, 24 febbraio, alle ore 20.30 il concerto di Ian Bostridge, tenore e Julius Drake, pianoforte, “Schubert Winterreise” dall’Auditorium Parco Della Musica di Roma.

Il concerto sarà visibile a questo link: http://www.classicaonline.com/appuntamenti/pappanoinweb.html

ROBERTO PLANO TRA CONCERTI E L’ACCADEMIA MUSICALE VARESINA

24 Febbraio 2012 Nessun commento

Intervista al celebre pianista che recentemente ha pubblicate alcune sonate di Luchesi per CONCERTO.

VARESE – Due settimane or sono, abbiamo presentato l’interessante cd edito dalla “Concerto”, dedicato ad alcune sonate e rondò d’Andrea Luchesi, interpretate dal pianista Roberto Plano, con il quale abbiamo avuto un’interessante conversazione che ci piace offrire oggi ai nostri lettori.

Maestro Plano, quale rapporto Lei ha con il pianoforte?

Si tratta di un rapporto diretto e “moderato” al tempo stesso. Mi spiego meglio. Credo che sia utile riferire che il migliore complimento che ricevo, dopo un concerto, è essere definito musicista prima che interprete. Penso di essere riuscito a “fare musica” come prima cosa. Ho cercato, in tali casi riuscendo, di rendere espressivo quanto scritto. Lo strumento, di per sé, non ha un’anima particolare, che, invece, dobbiamo noi artisti “recuperare” e trasferirla all’uditorio.

Il pianoforte, come ogni strumento, è solo il mezzo. Ad esempio, il contatto del musicista con il pianoforte è minore rispetto a quello che i colleghi hanno con gli archi, che s’imbracciano, poiché è limitato ai polpastrelli, sembra più lontano, ma bisogna considerare l’espressività: la sola tecnica esasperata mi darebbe fastidio e lo trasmetterei agli ascoltatori, così cerco di raggiungere l’equilibrio tra essa e l’interpretazione che da sola, sarebbe soltanto una visione personale.

Rispetto massimo per il dettato del compositore, dunque?

Sì, rispetto massimo, inteso come fedeltà a quanto scritto, né eccedendo con personalismi, né svuotando le pagine fino a che diventino riproduzioni asettiche di suoni che corrispondono alle note.

In tal senso, allora, si spiega la sua scelta di eseguire Luchesi su di un moderno pianoforte, invece che sul fortepiano?

Innanzi tutto, non sono un fortepianista, ma un pianista. Molti colleghi si sono dedicati all’approfondimento esecutivo sugli strumenti d’epoca ed è giusto che ognuno rispetti l’approccio e la proposta differente. La filologia, infatti, ci riporta all’elemento storico, il fortepiano, in uso a Vienna dagli anni ottanta del XVIII secolo: ciò non significa che sia scorretta la proposta con il moderno pianoforte. Anche per un numero d’esempi che vantano importati pianisti, è un modo altrettanto valido di affrontare l’autore. Schiff, ad esempio, suona Mozart sul pianoforte moderno, ma con attenzione filologica scrupolosa: significa rispetto per i segni d’agogica oltre che per il dettato.

E’ possibile, così, ricreare suoni che non si potevano trasferire sullo strumento, ma che, leggendo il discorso armonico, potevano essere nella mente del compositore. Ad esempio, per eseguire le Sonate di Luchesi, mi sono accorto che per alcune scelte operate dall’edizione “Armelin musica” di Padova era opportuno fare alcune modifiche che per correggere quelli che a me sembrano errori di stampa rispetto alle “convenzioni” dell’epoca.

Aspetti di base da trasferire ai musicisti più giovani, allora?

Certamente; ed ho cominciato già in modo concreto, proprio con l’attività della scuola che ho fondato con mia moglie a Travedona Monate, presso Varese, l’“Accademia musicale varesina”, dove, da quest’anno, proponiamo anche il corso di “perfezionamento”.

Arrivano, così, musicisti da tutta Europa proprio per approfondire l’espressività delle interpretazioni ed è un modo concreto per una crescita che metta in relazione le esperienze dei diversi artisti.

La sua idea su Luchesi compositore?

Sicuramente una figura da scoprire ed opportunamente valutare. Quanto alla produzione cui mi sono accostato, le sonate ed i due rondò mi sento di potere affermare che le composizioni in un unico movimento, sembrerebbero appartenere alla giovinezza di Luchesi. Sono, infatti, tipiche della produzione per tastiera della scuola napoletana e veneziana perfezionate da Domenico Scarlatti e di Galuppi che Luchesi certamente aveva frequentato. La sonata in do maggiore che apre il cd, invece, in tre movimenti, è composizione più matura e l’andante è una bellissima pagina caratterizzata vicina, per struttura e per concezione, alle celeberrima Sonata in do maggiore K. 545 di Mozart.

Bruno Belli.

Vai all’articolo sul CD di Andrea Luchesi interpretato da Plano

CAROVANA BAROCCA

13 Febbraio 2012 Nessun commento

Musiche di Monteverdi, Frescobaldi, Caccini, Buxtheude, Telemann, Ziani, Corelli, Caldara, Vivaldi.

Tullia Pedersoli, soprano. I Solisti Ambrosiani – Davide Belosio.

1 cd ISAnet APMAC cd1001

Interpretazione: ****

Talvolta vi sono delle pubblicazioni poco conosciute, o che non si avvalgono della grande distribuzione, le quali presentano pregevoli esecuzioni ed interpretazioni. Tra queste, piace segnalare il cd “Carovana barocca”, un’interessante proposta da parte del gruppo “I Solisti Ambrosiani”, artisti affiatati e competenti che, suonando con strumenti originali, propongono interpretazioni aderenti al testo senza scadere nell’algida esecuzione, preferendo “arricchire”, laddove il testo sembri permetterlo, con abbellimenti che, dai trattati dell’epoca, sappiamo erano lasciati all’estro degli esecutori.

Il gruppo varesino, nato in seno all’Associazione Pegasus di Somma Lombardo, quale espressione della passione per la “musica antica”, è formato, per questo cd, dall’anima della compagine, Tullia Pedersoli, soprano e clavicembalista, Davide Belosio (violino), Alessia Marcotrigiano ai flauti, Christine Cullen (violoncello), Anna Camporini (violoncello), Roberto Villa (clavicembalo e percussioni).

La proposta tanto di pagine strumentali quanto vocali permette l’approccio più vario alla produzione del tardo Rinascimento, del primo e del pieno Barocco, entrambe le facce di un’unica medaglia che, per l’estetica del tempo, si fonda sul “diletto”.

Il cd, che presenta musiche che spaziano da Monteverdi a Vivaldi e Caldara, propone un programma piuttosto accattivante, caratterizzato da pagine strumentali e vocali, queste ultime scelte da Tullia Pedersoli con i collaboratori.

Abbiano, così, scelto di intervistarla.

Come avete scelto le pagine del programma?

Abbiamo cercato di proporre un’adeguata varietà di stili che rappresentino parte degli aspetti del Barocco. Nell’ambito della ricerca musicale si erano prospettate più possibilità, ma abbiamo preferito alla monografia una scelta più articolata nello spirito di restituire le sonorità vicine il più possibile all’originale.

 Certo, non abbiamo documenti diretti del suono, possiamo solo cercare di avvicinarlo grazie al confronto dei trattati dell’epoca, ma, ad esempio, con accorgimenti come l’uso delle corde di budello nel violino e la strumentazione ridotta ci si accosta presumibilmente molto da vicino. Le percussioni, poi, sono aggiunte che abbiamo inserito, nelle pagine di Monteverdi, Frescobaldi e Caccini, perché, all’epoca, si operavano “improvvisazioni” che arricchissero e rendessero personali le esecuzioni, pur nel rispetto della volontà del compositore. Anche nelle arie, come quella presenti nella cantata Salve Pater Salvatori di Caldara, ad esempio, ho introdotto alcune sobrie variazioni e fioriture, nel “da capo”, la ripresa del tema iniziale, come si usava.

Perché la scelta d’arie sacre e non profane?

Il Barocco è musica viva: nell’estetica del canto, ad ogni modo, lo stile è il medesimo di cui ci si serve per interpretare un testo sacro ed uno profano. E’ stato, per lo più, un discorso pratico cosi da non ricorrere ad una compagine con più artisti impegnati, come sarebbe stato adatto per arie tratte da melodrammi.

Nel caso della cantata sacra, pochi strumenti esaltano il carattere intimo delle composizioni ed, al tempo stesso, si risponde anche alla storia: nelle chiese e nelle cappelle private, gli strumenti erano in numero ridotto rispetto ai teatri.

Come vive Lei la musica barocca?

Senza dubbio non in modo ingessato, come taluni la intenderebbero. L’estetica del tempo si fonda sull’espressione delle emozioni. Bisogna sentirsi immersi in questa musica, coglierne le sottigliezze e suscitare nell’ascoltatore l’emozione per i sottili preziosismi conferiti dagli impasti timbrici, dai ritmi, dalle finezze che la voce umana è in grado di toccare.  

Bruno Belli.

ANDREA LUCHESI. Piano sonatas e Rondò. Roberto Plano.

 1 Cd CONCERTO 2069

Interpretazione: ****

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La casa discografica CONCERTO si segnala per l’originale scelta del repertorio e per la qualità di incisione. Prediligendo interpreti ed autori che gravitino attorno alla cultura musicale italiana, per proposte inconsuete, ma di gradevolissimo approccio, nell’ambito di una tradizione europea della musica, pubblica ora questo interessante cd dove Roberto Plano, pianista varesino classe 1978, propone alcune sonate ed un paio di rondò d’Andrea Luchesi, compositore italiano attivo a Bonn nella seconda metà del settecento, figura dimenticata ed oggi, grazie agli studi del compianto Giorgio Taboga, riemersa dal silenzio nell’ambito della “portata” sulla nascita della sinfonia classica viennese.

Proprio Luchesi diventa pietra di paragone per quel repertorio negletto, più per elementi storici esterni che per il valore artistico, repertorio che attesta le numerose influenze e gli innumerevoli scambi musicali che occorrevano nella seconda metà del XVIII secolo.

Plano presenta pagine edite dalla “Armelin” di Padova con un inedito, la Sonata in re maggiore (track 12) offerta al pianista da Luca Guglielmi. Produzione eterogenea, per la verità, che fa supporre due differenti periodi di creazione di queste pagine, per la maggior parte, senz’altro create negli “anni italiani” di Luchesi, prima del viaggio definitivo, verso la fine del 1771 a Bonn, dove morirà nel 1801 (era nato a Motta di Livenza nel 1741).

Sono le sonate in un unico movimento, tipiche della produzione per tastiera della scuola napoletana e veneziana perfezionate da Domenico Scarlatti e dal Galuppi che Luchesi certamente aveva frequentato nella Serenissima.

Le sonate in tempo lento preannunciano già lo stile tardo settecentesco, alla cui epoca, per stile, mancando reali elementi storici, mi sembra appartenere la sonata in do maggiore che apre il cd, in tre movimenti, il cui andante è una bellissima pagina caratterizzata dal “basso albertino” che regge alcuni eccezionali cantabili che Plano, tra l’altro, cesella al bulino con chiaroscuri e “mezzevoci” splendide, quasi debitrici al melodramma, di cui, per altro, Luchesi fu egregio rappresentate (si pensi all’“Ademira”, di recente posta in scena). Pagina, nell’insieme, affatto vicina, per struttura e per concezione, alle celeberrima Sonata in do maggiore K. 545 di Mozart (del 1788), con il sintetico “allegro finale” che chiude con spirito una composizione di sicuro impatto.

Molto convincente e brillante l’interpretazione che Plano conferisce a queste pagine, alcune molto interessanti ed originali – ad esempio la sonata in re maggiore (track 6) – accanto ad altre più convenzionali, ma create con mano esperta e sicura. Equilibrio e gusto caratterizzano la proposta di Plano, che, pur servendosi dell’uso del pedale, calibra le sonorità con perizia ed eccellenza nel rispetto del “volume” del suono, mai soverchio ed ostentato.

Menzione doverosa va fatta all’ingegnere del suono Raffaele Cacciola che ha ripreso la registrazione con limpidezza e spaziosità esemplari nella loro naturalezza.

Bruno Belli.

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