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Archivio Maggio 2011

CORSO DI ALTA FORMAZIONE – MUSICA & AUDIOVISIVO

 

CORSO DI ALTA FORMAZIONE -

MUSICA & AUDIOVISIVO

Bolzano, 17 – 28 agosto 2011

 

 

Be Music, in collaborazione con il Centro Studi e Ricerca FormArte, con il patrocinio di Carisch S.p.A.,

Provincia Autonoma di Bolzano – Assessorato alla Cultura, Scuola e formazione professionale in lingua italiana, presenta il

 

CORSO DI ALTA FORMAZIONE

 

 

 

 

Cinema, Televisione, Multimediale avanzato

 

Guest Star: Manuel De Sica (nomination all’Oscar per “I Giardini dei Finzi Contini” e figlio di Vittorio De Sica, autore di oltre 200 musiche per film, molte delle quali legate a sodalizi memorabili: Vittorio De Sica, Carlo Verdone, Carlo Lizzani, Dino Risi, Luigi Comencini)

 

Docenti: Germano Dantone, Massimo Ferigutti, Nello Boccia, Marina Penzo, Carlo Rivis

Destinatari

 

Il corso è rivolto a compositori, professionisti, produttori, insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado e musicisti che hanno svolto e svolgono validi lavori di musica applicata.

 

Durata e articolazione

 

Il corso inizierà il 17 agosto 2011 e durerà 12 giorni, per un totale di 96 ore. Il corso ha lo scopo di promuovere nei corsisti tre diversi approcci: musicologico, professionale e tecnologico.

L’obiettivo è quello di favorire la costruzione di un ambiente di apprendimento, di motivazioni, di relazioni e a configurare questo corso come un laboratorio professionalizzante.

 

Calendario

 

Date

Dal 17 al 28 agosto tutti i giorni compresi i sabati e le domeniche.

 

Orari

 

(comprensivi delle pause)

I corsi si terranno in aula e laboratorio, dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00.

 

Conseguimento del titolo

 

Al termine del Corso verrà rilasciato un attestato di frequenza e profitto a coloro che avranno svolto le attività. Per gli uditori verrà rilasciato attestato di partecipazione

 

Sede delle attività

 

Scuola professionale Einaudi – Via S. Gertrude, 3 – 39100 Bolzano

 

Quota di partecipazione

 

La quota di partecipazione al corso è di € 635,00, suddivisa in due rate: la prima da versare all’atto dell’iscrizione, entro il 20 luglio, la seconda all’inizio del corso. Per gli uditori la retta è di € 200,00. Termine per la presentazione delle domande di ammissione e iscrizione effettiva con versamento della prima rata: entro il 20 luglio 2011.

Per informazioni: http://www.bemusic.it/store/index.php?option=com_content&view=article&id=174:corso-di-alta-formazione-musica-e-audiovisivo&catid=1:latest

 

 

FESTIVAL MELODIADELVINO

solo logo melodia

dal 28 giugno al 8 luglio 2011

Firenze – S. Casciano Val di Pesa (FI)– Gavorrano (GR) – Gragnano (LU) – Montalcino (SI) – Roccastrada (GR)

Aprire le porte di tenute prestigiose ad un pubblico di intenditori, ma non solo, per consentire di ascoltare musica classica, interpretata ad altissimo livello come i vini che su quelle terre vengono prodotti. Questo è il Festival Melodia del Vino. Ogni serata sarà una serata di eccezione: i concerti vedranno la partecipazione di alcuni dei migliori artisti europei (Yulianna Avdeeva, Nelson Goerner, Giovanni Bellucci, Sergej Krylov – Marc Laforet, Gautier Capuçon-Jerôme Ducros, Emmanuel Rossfelder)  che offriranno le loro performance suonando diversi strumenti: pianoforte, violino e pianoforte; violoncello e pianoforte; chitarra classica. E accanto allo scorrere della musica, la scoperta di vini di alta qualità, legati in modo specifico al territorio in cui si svolge il concerto: quattro diverse sedi, quattro gusti diversi. Saranno quattro le province che accoglieranno il Festival alla sua prima edizione toscana, Firenze, Siena, Grosseto, Lucca, grazie alla generosità dei proprietari delle varie tenute: Famiglia Principi Corsini, Famiglia Mariani, Famiglia Zonin e Famiglia Ferri Graziani. Dopo ogni concerto le tenute offriranno una degustazione di vini accompagnata da stuzzichini

Per informazioni: info@melodiadelvino.com; http://www.melodiadelvino.com

Scarica il programma: http://www.melodiadelvino.it/sites/default/files/DEPL%20interno%20MELODIAVINO.jpg

UN’IDEA CONCRETA PER IL TEATRO A VARESE.

17 Maggio 2011 2 commenti

Già alcuni anni fa avevo sottoposto una proposta concreta per erigere il nuovo teatro a Varese: un teatro che fosse, dopo la sciagurata idea, occorsa nel 1953, di demolire l’antico settecentesco Teatro Sociale. Il Sindaco di allora, che è anche l’uscente di queste giornate, liquidò la mia opinione con una categorica idea secondo la quale ogni epoca deve lasciare le sue tracce.

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Pertanto, non molto tempo prima della campagna elettorale, pose in atto un progetto di affidare ad un privato l’edificazione del Teatro stesso, permettendo, con una opportuna variante urbanistica, al privato di costruire nel comparto di Piazza Repubblica un nuovo condominio. Dunque: il privato dovrebbe costruire il teatro sull’area della ex Caserma Garibaldi, nella stessa piazza, dove, dall’altra parte, potrebbe costruirsi un condominio. Questa l’idea che lo ha accompagnato in campana elettorale.

Ora, non da esponente di un altro partito cittadino, ma, semplicemente da esperto del settore, mi sono permesso di porre in atto nuovamente la mia proposta che mi permetto di sottoporre anche ai lettori di “Classicaonline”: I Varesini, coloro che conoscono Varese o vorrebbero visitarla non meritano, certo, di trovare qualcosa costruito in modo selvaggio in pieno centro.

Quindi, per proporre correttamente un programma amministrativo dove siano contemplati tutti gli aspetti che rispondono alle esigenze della società, è necessario “ribaltare” la concezione “berlusconiana” dell’affido quasi totale al Privato, laddove il Pubblico non sia in grado di giungere a causa della visione limitativa che mantiene separati i “settori” operanti della società.

In tal senso, ho proposto l’espressione “pensiero pratico”: la cultura è onnicomprensiva delle esigenze civili, quando sia in grado di attivarsi per rispondere concretamente focalizzando i problemi, con l’agire su di essi, dai “doveri e diritti fondamentali” ai lati “completivi” che assicurino qualità alla vita del cittadino. Il livello socio culturale della città e della capacità di “produrre” cultura ne misurano la sua vivacità.

Compito dell’amministrazione pubblica è sostenerla e svilupparla: un teatro, ad esempio, è il simbolo che suggella l’effettiva realizzazione del mandato.

Pertanto, l’edificazione di un Teatro, pur non essendo aspetto prioritario, è inderogabile e necessita di un adeguato progetto che si sviluppi nel quinquennio. Non, quindi, con la fretta che ha il sapore della propaganda,  non con l’affidamento ad un privato in grazia di un’eventuale edificazione di un nuovo palazzo nel già arduo comparto di piazza Repubblica, ma, ad esempio, tramite un progetto poliedrico proprio sulla Caserma Garibaldi.

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Senza affidare ad architetti svizzeri ipotetiche “rivoluzioni”, con una spesa moderata, il lavoro andrà diviso in almeno tre fasi: progetti, crismi, permessi, licenze, quindi, edificazione concreta, durante la quale si definisca già l’attività per il primo anno. L’attuale volumetria della caserma dovrebbe essere intesa come un centro che possa contenere accanto al teatro, sedi atte alle associazioni socio culturali che ne facciano richiesta, valutati i termini per “ospitarle” tramite un affitto calmierato, oltre ad un caffé – ristorante da porre in gestione, cosicché si attivino quei “corollari” che la Storia ha legato a tali attività.

In ossequio ai crismi ed alle norme attuali in materia, richiede accessi moderni e senza barriere architettoniche, ma la Sala vera e propria dovrebbe essere un “falso d’autore”, come, ad esempio, fu, ed è, “La Fenice” di Venezia: abbiamo, infatti, la possibilità di recuperare gli originari progetti dell’ingegner Torelli per lo Storico Teatro Sociale ed i palchetti diverrebbero anche possibile acquisizione – in merito agli abbonamenti – dei fondi necessari alle prime spese delle stagioni.

Ho avuto conferma (anche dal Politecnico) che tale progetto è concretamente possibile e che, in grazia delle nuove norme, avremmo a disposizione circa 900 posti, a fronte degli originali 972: per Varese il numero ideale.

Tale progetto, con la doverosa nascita di una Fondazione di cui il Comune sarebbe membro maggioritario) diverrebbe utilissimo nell’ambito del percorso di riaffermazione storica, culturale e turistica di Varese, qualificando, in parallelo, il sistema dei musei, della biblioteca ed i rapporti tra le “scuole” cittadine (ad esempio, il “Liceo musicale” civico e statale “Manzoni”) in una visione policentrica del territorio, dove ogni aspetto sia inteso come membro paritario del “corpo – città”.

 

Bruno Belli.

 

ALCUNE INTRAPRENDENTI ARTISTE NEL RISORGIMENTO.

Nelle ricerche che sto compiendo quest’anno, sulla Storia del Risorgimento, per il 150° dell’Unità d’Italia, ho trovato alcuni episodi anche legati alla vita culturale musicale dell’epoca, accanto a quelli che già conoscevo.

Penso che sia una piacevole scoperta per gli appassionati di musica leggerne qualcuno che ho deciso di sottoporre all’attenzione del lettore.

Per limitarci, in questa sede, allo spirito ed all’intraprendenza delle Lombarde resta insuperabile il motto “a tutti se vuole, la donna la fa”: Angelo Anelli siglava così le vicende de “L’Italiana in Algeri”, ispirata alla milanese Antonietta Frapolli Suini, catturata dai corsari algerini nel 1805 e rimessa in libertà grazie alla sua intelligenza.

Serietà e spirito ci hanno lasciato esempi mirabili soprattutto, come accennavo, nelle vicende del Risorgimento.

“Giardiniere” erano le donne affiliate alla Carboneria milanese. Invece di ritrovarsi alle vendite di carbone, esse scelsero di riunirsi in giardini: ogni raggruppamento costituiva un’“aiuola”, formata di nove elementi (9 è il numero massonico 3 al quadrato).

La più grande “Maestra giardiniera” fu la principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso: pittrice e scrittrice dalla vita movimentata, patriota tra le più valenti, “organizzatrice” immancabile. Assieme alla contessa Clara Maffei, milanese, ma originaria di Bergamo, il salotto della quale fu il più attivo del XIX secolo, donò l’intero corredo per le medicazioni dei feriti, durante le Cinque giornate e combatté armata al comando di duecento volontari sulle barricate. Nel ’49, eccola organizzatrice di 12 ospedali e del primo corpo d’infermiere volontarie a Roma, dove, si dice, che Mameli sia spirato tra le sue braccia.

Nel ’48 a Como, gli abitanti videro il più gran soprano dell’epoca, Giuditta Pasta, nata Negri in quel di Saronno, creatrice, fra le altre figure, della “Norma” di Bellini, correre sulla collina di Brunate, assieme ad un gruppo di concittadini, con il vessillo Tricolore levato e piantarlo nel punto culminante, detto “Ol Pizz”: aveva saputo che, il giorno prima, sulla guglia più alta del Duomo di Milano, ne era stato issato un altro.

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Giuditta Pasta

A Varese, le donne esternarono concretamente sentimenti patri: durante tutte le rappresentazioni autunnali del 1847 al Teatro Sociale cittadino, le “più distinte signore” varesine e milanesi solevano comparire nei palchetti con mazzi di fiori annodati in nastri tricolori, finché, nel 1858, la polizia dovette impedire le repliche dell’opera “Tutti in maschera” del Pedrotti, poiché, al coro iniziale “Viva l’Italia”, cominciarono clamorose e generali manifestazioni contro gli Austriaci.

Proprio l’illustre varesina Giuseppina Grassini, eccellente cantante nota anche per avere “domato”, con l’arte e con le grazie personali, prima Napoleone e, poi il duca di Wellinghton, morì nel 1850 a Milano, lasciando un cospicuo legato ai poveri di Varese. 

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Giuseppina Grassini

Ma il contabile del Sacro Monte, “facendo la spunta” dell’eredità, non trovò la famosa vettura dorata che aveva trascinato l’artista per le strade d’Europa di successo in successo.

Ebbe in breve lapidaria risposta dal maggiordomo: due anni prima, essa, durante le Cinque giornate, era servita ad opporre una barricata contro gli Austriaci nei pressi di Palazzo Serbelloni.

Nell’entusiasmo, la Grassini l’aveva offerta ai patrioti, ma si era dimenticata, poi, di cancellarla dal testamento.

Bruno Belli.