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Archivio Maggio 2007

DVD: Gaetano Donizetti, Roberto Devereux


Gruberova, Schagidullin, Piland, Aronica. Coro dell?Opera di Stato Bavarese, Orchestra di stato Bavarese. Friederich Haider. Regia di Christof Loy; riprese di Brian Large.
1 dvd Deutsche Grammophon 0734185

L?occasione di potere vedere ? e non solo ascoltare ? ?Roberto Devereux? di Donizetti è particolarmente ghiotta: l?allestimento curato da Christof Loy, ripreso alla Staatsoper di Monaco nel maggio 2005, il quale ambienta la vicenda nella contemporaneità, non sarà, a tutti gli effetti, memorabile, ma ha una sua logica che non disturba, tranne che in rari casi, l?ascolto della musica e l?equilibrio del libretto di Salvatore Cammarano. Per la verità, non potendosi quest?opera vedere con grande frequenza sui palcoscenici lirica, vantava già due edizioni in video ? ma nessuna ristampata, per ora, in dvd ? la prima ripresa nel 1975, con protagonisti Beverly Sills e John Alexander, e la seconda del 1977 con Montserrat Caballé e Josè Carreras, entrambe dirette da Julius Rudel. Si trattava di due allestimenti tradizionali, quindi agli antipodi di quello di cui stiamo trattando, ma che presentavano le due più grandi interpreti del ruolo cui si aggiunse, negli anni Novanta, proprio Edita Gruberova.

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APPELLO: orchestra Verdi in crisi, petizione online a Rutelli


MILANO – In crisi finanziaria malgrado un’intensa stagione musicale, l’orchestra “Giuseppe Verdi” di Milano rischia di non poter proseguire la propria attività e per questo ha lanciato una petizione online rivolta al ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli, che si può sottoscrivere all’indirizzo www.laverdi.org.

“Il ministero aveva promesso nel 2006 un milione di euro, stanziati dall’allora ministro Rocco Buttiglione. Soldi mai arrivati e la cifra è stata dimezzata dal ministro Rutelli. Stiamo ancora aspettando e la situazione è drammatica”, dice una portavoce dell’orchestra, che conta 130 posti di lavoro fissi (94 musicisti, gli altri personale degli uffici), oltre a 120 posti part time (coro, servizi, maschere).

“Lo Stato non ha mai dato un finanziamento adeguato alla qualità e al valore dell’orchestra. I musicisti della Verdi sono senza stipendio da quattro mesi, gli amministrativi da otto”, aggiunge.

Tra la stagione, che si concluderà il prossimo 20 maggio e i concerti per le scuole e in trasferta, l’orchestra è stata impegnata in un ciclo di circa 200 concerti. La direzione musicale dell’orchestra Verdi comprende Riccardo Chailly (direttore onorario), Rudolf Barshai (direttore emerito), Claus Peter Flor, Lü Jia ed Helmut Rilling (direttori principali ospiti), Ruben Jais (direttore in residenza), oltre a Lucia Mencaroni (direttore artistico).

Riferimenti: http://www.laverdi.org

Speciale di Classicaonline su Buxtehude, nel 300° anniversario della morte

9 Maggio 2007 1 commento


SPECIALE DI CLASSICAONLINE SU DIETERICH BUXTEHUDE
nel 300° anniversario della morte (9 maggio 1707)

Il musicista danese vissuto nel Seicento è ricordato come il massimo esponente della “Scuola organistica del Nord”, caratterizzata da un gusto per le grandi architetture musicali e da ricchezza di immaginazione. Attento agli sviluppi della musica contemporanea riassunse nella sua produzione, prevalentemente sacra, i caratteri stilistici della scuola tedesca e italiana, dando loro un’impronta personale che fa di lui uno dei musicisti più validi dell’epoca.

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La dimensione spirituale della musica

2 Maggio 2007 1 commento


di Andrea Ceccomori

Per affrontare, seppure sommariamente, l’argomento, di per sé molto ampio, della dimensione spirituale della musica, occorre sapere cosa c’è oggi di “spirituale”, e cosa è spirituale, nella musica che ascoltiamo, musica che quotidianamente ci circonda e nella quale siamo anche, nostro malgrado, immersi.

Musica e magia

Potremmo dire che esiste oggi una sorta di rituale magico legato alla musica, rituale per lo più inconsapevole, per cui la ripetizione e la frequentazione di ceri tipi di musica o certi generi musicali finiscono per indurre poi un comportamento, una morale e un modo di vivere, di essere e di interagire con gli altri e col mondo.

Ovviamente la musica è nata con la magia e, in certo qual modo, è magia, perché cantando o suonando qualcosa è come se possedessimo quella cosa stessa: prendiamo ad esempio una canzone che ci lega emotivamente ad un situazione o ci ricorda una persona: ecco che cantando quel motivo possediamo e viviamo la situazione o la persona in questione.

Ma la spiritualità della musica non è solo magia, è anche il centro dove poggia la musica, è la forza della musica, è l’energia che permette al suono di manifestarsi, è ispirazione, è tensione, è movimento e vibrazione, è elettricità e luce, è atto creativo.

Ma, attenzione, non solo: è anche e comunque la dimensione sottile della musica, per cui tutta la musica esiste come manifestazione di qualcosa di soprannaturale: appunto di spirituale e di invisibile.

Quando parliamo della dimensione spirituale della musica parliamo di tutte queste cose insieme.

I vari tipi di “musica spirituale” nel mondo

Abbiamo quindi diversi tipi di musica “spirituale” e diversi modi di approccio alla musica spirituale e ancora diverse utilizzazione e fruizioni della musica spirituale.

Oggi esistono molti aspetti della musica legati allo spirito. Per esempio, nella nostra tradizione occidentale ci sono molte musiche ispirate a valori religiosi e mistici: dalla lauda medievale, che esprimeva devozione popolare, alla musica liturgica e paraliturgica. Nel perpetuarsi di queste forme, vuoi per prassi di culto o per semplici esibizioni, esistono oggi dei riferimenti alla musica intesa come pura ispirazione: ispirazione cioè ai principi religiosi.

L’artista cerca di trasformare musicalmente le sensazioni che si provano entrando in contatto con il motivo ispiratore: questo è l’aspetto “ispirativo” della musica.

Diverso è il rapporto spirituale che oggi molte culture extraeuropee intrattengono con il divino. Per lo più si tratta di forme primitive di divinazione o rituali magici, ma ciò che più conta è il linguaggio musicale che alcune civiltà hanno nei millenni affinato e codificato. Si tratta di civiltà musicali come quella indiana, cinese, araba, dove il linguaggio musicale parla realmente di qualcosa che sta al di là del linguaggio stesso. Forse sono oggi i linguaggi più vicini all’utopia di in linguaggio universale.

Per esempio la musica indiana, codificata nel sistema dei raga (melodie) e dei tala (ritmi) esprime un sistema di conoscenze di causa-effetto legato alle cose reali come le stagioni, le giornate, i cicli della vita ecc. in questo caso la musica non è più ispirazione ma conoscenza (rapporto segno-suono-effetto). Continua….

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