RICHARD WAGNER LIEDER

Michela Sburlati, soprano; Marco Scolastra, pianoforte.

1 cd BRILLIANT CLASSICS 94451

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Michela Sburlati è un soprano lirico drammatico tra i migliori che la scuola italiana possa oggi vantare: ottima nel repertorio settecentesco, ha ottenuto più che lusinghieri risultati anche con autori quali Wagner, di cui ha interpretato Isolde sotto la bacchetta di Gustav Kuhn, si è dimostrata valida interprete anche di opere contemporanee (ad esempio nel Federico II di Marco Tutino ad Jesi nel 2004), senza dimenticare quelle di Verdi.

Ora la possiamo ascoltare quale protagonista di un’ottima scelta editoriale operata dalla Brilliant Classics, che presenta una bella antologia delle pagine liederistiche di Wagner del quale, oltre al ciclo dei Wesendonck-Lieder, ben poco è possibile ascoltare tanto in sede di concerto, quanto nell’ambito discografico.

Michela Sburlati e Marco Scolastra, che interagisce con la cantante grazie a visibile partecipazione e finezza interpretativa, propongono, così, una rosa affascinante delle pagine che Wagner dedicò alla voce in abito non teatrale, proponendo, accanto a brani della maturità, per l’appunto i Wesendonck-Lieder, anche un gruppo di chanson che il compositore scrisse per sbarcare il lunario durante l’esilio parigino, dove si era rifugiato, perché in Germania era perseguito per debiti.

Tra gli esempi più “antichi” della produzione wagneriana dedicata alla voce e pianoforte, troviamo le Sette composizioni sul Faust di Goethe (1831) per coro maschile, soprano, tenore, baritono e pianoforte, per le quali il compositore musicò versi originali dalla tragedia filosofica del più grande rappresentante della letteratura tedesca di ogni tempo. Qui, possiamo ascoltare il settimo numero, il Melodram Ach neige, du Schmerzenreiche in sol minore, dove la Sburlati conquista per la finezza interpretativa con la quale affronta il testo: si tratta di una sorta di lettura teatrale cui la musica accenta la forza dei versi.

Piacevoli – data anche la finalità “commerciale” del tempo – le chanson su testi francesi, per lo più liriche di Victor Hugo e di Pierre de Ronsard, grazie alla quali si scopre un Wagner “salottiero” impensabile per chi guardi a lui come all’apostolo della Tetralogia.

Interessante anche un brano d’occasione come quello dedicato a Federico Augusto di Sassonia, scritto ed eseguito nell’agosto del 1844, per il ritorno a Dresda da un viaggio a Londra effettuato dal sovrano.

Infine, il cd presenta un’ottima scelta che, oltre al valore artistico, resta una preziosa testimonianza storica per comprendere i primi passi della ricezione wagneriana in Italia, cominciata soltanto negli anni Settanta del XIX secolo: si tratta della proposta del ciclo dei Wesendonck- Lieder sia nella stesura originale di Wagner, sia nella versione in lingua italiana che ne operò Arrigo Boito, il quale, nell’ambito dell’ampia attività culturale ed erudita, fu il primo letterato e musicista a tradurre i libretti delle opere del Tedesco.

Boito opera una traduzione che cerca di essere legata al ritmo poetico tedesco e, soprattutto, a quello musicale, permettendosi così delle libertà, ovviamente dovute alla necessità di non alterare la scrittura delle note, sebbene, come all’inizio di Stehe still! / Fermati!, non possa fare a meno di modificare anche i tempi delle prime barre, a causa della rapida progressione di sillabe (Vertiginosa, instabile / ruota dell’ore per Sausendes, brausendes Rad der Zeit).

Infine, come ottimamente scrive Sandro Cappelletto nelle note, probabilmente stese in Italiano, ma presentate nel solo Inglese, Boito mantenne la suggestione delle liriche di Matilde Wesendonck tramite le traduzioni che egli stesso fecce: lo testimoniano alcuni versi di Traume / Sogni: Nella vita amara e brulla / siete l’iride fedel, / siete sogni della culla / siete sogni dell’avel che anticipano, per alcuni tratti, il Credo di Jago per l’Otello di Verdi.

Quanto all’interpretazione, come abbiamo già prima accennato, Michela Sburlati e Marco Scolastra offrono un’elegantissima lettura, dotata di misura, buon gusto, spiccata musicalità e raffinata sensibilità.

Michela Sburlati, poi, grazie anche al bel timbro, riveste queste pagine wagneriane di un suggestivo respiro “decadente” che non sfigura affatto, accentandone, anzi, la dimensione intima.

Bruno Belli.

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NUOVO CD DELLA CONCERTO CLASSICS CON INEDITI DI ANDREA LUCHESI: MUSICA SACRA.

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Procede con una pubblicazione annuale il progetto dedicato ad Andrea Luchesi dalla CONCERTO CLASSICS di Milano, che giunge, ora, al quinto cd, progetto al quale ho il piacere e l’onore di partecipare direttamente, apportando lo studio storico relativo al compositore ed al suo tempo.

La produzione della CONCERTO CLASSICS si avvale d’interpreti di grandissima competenza artistica e di fama: la Nuova orchestra da camera Ferruccio Busoni diretta da Massimo Belli è il punto di riferimento per le pagine orchestrali, ma al progetto ha partecipato anche Roberto Plano che ha registrato i due concerti per pianoforte e le sonate per tastiera e, per il presente cd il Coro della Cappella civica di Trieste, diretto da Roberto Brisotto, ed i solisti Laura Antonaz (soprano), Elena Biscuola (mezzo soprano), Luca Dordolo (tenore) e Matteo Bellotto (baritono).

Le pagine presentate sono il Salve Regina in mi bemolle maggiore, lo Stabat Mater (unica composizione che vede una registrazione precedente, diretta da Agostino Granzotto), il Kyrie “di Dresda”, il Miserere in sol minore, ed il Te Deum, la prima pagina di Luchesi in assoluto eseguita nel Novecento, in occasione di un concerto tenuto il 16 maggio 1938.

 

Di seguito, propongo una presentazione dei brani registrati.

 

Quando Luchesi, come Maestro di cappella privato, giunge a Bonn nell’ottobre del 1773, grazie ai rapporti che erano intercorsi tra il Nostro ed il conte Giacomo Durazzo, per invito del Principe Elettore Maximilian Friederich arcivescovo di Colonia, molti lavori erano conosciuti al di fuori del territorio veneziano ed erano giunti fino a Stoccolma ed a Londra. Tra questi, già nel 1768 due sinfonie ed un Kyrie (qui registrato) sono portati a Dresda da Naumann, che ancora si trovava a Venezia.

Il contratto triennale per risanare la Cappella di corte (1) permette così a Luchesi di partire per Bonn, portando con sé lavori sacri, strumentali ed opere teatrali che aveva composto fino allora. Assieme a Luchesi partono un insegnante di dizione italiana ed il violinista Gaetano Mattioli, paragonato, all’epoca, a Cannabich che operava a Mannheim. La notizia che, sulla base delle fonti, riporta per primo Giorgio Taboga (2) è per noi molto importante, perché permette non solo di datare i lavori di sicura attribuzione, ma anche di comprendere l’interesse che Luchesi aveva già manifestato negli anni veneziani per le “parti concertanti” (voce e strumenti obbligati) tanto nella produzione sacra quanto nelle opere.

Altra notizia fondamentale riguarda l’invito che Padre Francesco Antonio Vallotti aveva rivolto a Luchesi nel 1768 per inaugurare l’organo grande della Basilica di Sant’Antonio a Padova.

Dopo gli studi con Cocchi, Paolucci e Saratelli, Luchesi si era dapprima perfezionato con Ferdinando Bertoni e con Domenico Gallo nell’ambiente veneziano che ruotava attorno a Galuppi, quindi, proprio con Padre Vallotti, che, assieme a Giordano Riccati di Treviso, era apprezzato quale contrappuntista insigne e sperimentatore assiduo della teoria dei rivolti e delle dissonanze che, secondo quanto affermato da Antonio Calegari nella sua corrispondenza (3), a Padova era comunemente praticata da almeno un secolo.

Luchesi aveva quindi diretta e perfetta conoscenza delle teorie di Vallotti: la sua musica, secondo le testimonianze più tarde di Alexandre-Etienne Choron e di Françoise Joseph-Marie Fayolle, noti critici musicali e didatti francesi, possedeva una “purezza straordinaria” che aveva già riconosciuto Benjamin de la Borde (4), il quale, tra l’altro, poneva l’attenzione sulla concertazione concisa, le idee sempre nuove e la grazia particolare dello stile.

Come Kapellmeister Luchesi aveva il compito di istruire gli allievi, di allestire gli eventi musicali inerenti alle festività sacre ed agli appuntamenti mondani, producendo musiche in prima persona ed eseguendo quella di compositori coevi: in tal modo arricchiva così l’archivio personale che, purtroppo, andò disperso (5). Tra l’altro, la produzione sacra destinata alla Cappella di corte, per contratto, doveva restare anonima, mentre quella strumentale cominciò a circolare sotto altri nomi (6). Sappiamo, inoltre, che la musica sacra di Andrea Luchesi fu eseguita a Bonn dall’allievo Ferdinand Heller fino agli anni 1830, fatto che attesta la qualità della stessa e la stima che il compositore ancora godeva.

Per quanto riguarda le composizioni qui incise, esse appartengono con certezza a Luchesi. Possono essere collocate nel periodo che intercorre tra il 1768 ed il 1773, sebbene la strumentazione di alcune potrebbe essere frutto di ripensamenti successivi: non si spiegherebbero, altrimenti, i clarinetti presenti nello Stabat Mater e nel Miserere, oppure nel salmo Confitebor tibi (qui non inciso) la cui stesura vocale è sicuramente del 1768, ma quella strumentale è frutto di una rielaborazione degli anni di Bonn (probabilmente del 1775). Il fatto non deve sorprendere, perché le composizioni antecedenti al 1773 non erano di pertinenza dei termini del contratto di cui abbiamo parlato, quindi, Luchesi poteva mantenere la paternità “pubblica” sotto tutti gli effetti (7).

Il Kyrie in re minore fu portato a Dresda, in copia da Naumann (fatto accertato grazie al formato ridotto, “da viaggio”, della carta utilizzata) che partì da Venezia nel 1768. Secondo Claudia Valder-Knechtges esso farebbe parte di una Messa di Luchesi che Naumann stesso avrebbe poi riunito di nuovo con pezzi di altri autori (8).

Questo Kyrie per soli (S.A.T.B.), coro a quattro voci miste, orchestra (2 flauti, 2 oboi, 2 corni, archi) ed organo, è forse tra le più antiche testimonianze pervenuteci delle composizioni sacre di Luchesi: l’ascoltatore attento riconoscerà una frase melodica di 4 battute, che sarà proposta dopo l’introduzione dal contralto e dal soprano, che è un chiaro eco dell’incipit dello Stabat Mater di Pergolesi, autore che Luchesi conosceva benissimo grazie alle lezioni ricevute da Cocchi. La pagina, per altro, suddivisa in 4 sezioni distinte (grave, lento, grave, allegro) è ricca d’invenzioni armoniche e melodiche (non solo il Christe eleyson è, ovviamente, diverso dal Kyrie iniziale, ma la stessa ripresa di quest’ultimo è esposta su di una nuova melodia).

Si noti, tra l’altro, sempre nelle battute iniziali cui ho fatto riferimento, il contrappunto sviluppato tra i violini I e II che accompagnano le voci, sostenendole ed intrecciandosi con esse per ottenere un effetto fonico “granitico”, il che dimostra come un compositore poco più che ventenne (il 1768 e la data ultima, ma è ipotizzabile che sia stato scritto alcuni anni prima, proprio per il diretto “richiamo” a Pergolesi) fosse già sicuro nel gestire il contrappunto, grazie anche allo studio delle teorie di Vallotti (9).

Lo Stabat Mater per soli (S.A.T.B.), coro a 4 voci ed orchestra (2 clarinetti, che forse sostituiscono precedenti oboi, 2 fagotti, archi ed organo) mostra anch’esso qualche reminiscenza pergolesiana, dimostrando che l’opera fa parte dei primi lavori prodotti, quando non si era ancora completamente affrancato dagli studi intrapresi. I passaggi solistici sono perfettamente equilibrati, gli interventi del coro, per lo più omofoni, mostrano purezza cristallina e massimo rispetto per il testo di Jacopone da Todi.

L’andante iniziale in fa minore è seguito dal moderato si maggiore (Sancta Mater) quindi la tonalità minore torna nella terza sezione, andante (Quando corpus morietur) di sobria carica emotiva, guidata da ispirazione senza dubbio elevata, sezione che sbocca nel conclusivo Amen, pagina apparentemente polifonica di sicuro e particolare effetto.

Il Salve Regina in mi bemolle maggiore per soli (SATB), coro ed orchestra (2 oboi, 2 corni, archi ed organo) proveniente anch’esso dal Fondo di Modena, nella revisione e trascrizione di Agostino Granzotto (come gli altri quattro brani qui incisi) è stato eseguito per la prima volta in pubblico dall’Orchestra Busoni nel 2015. Si tratta di una pagina in andante di tono molto “affettuoso”, che si rifà all’atmosfera tipica della Scuola Napoletana, seguito da un mobile allegro (Eja, ergo, advocata Nostra), per terminare, ciclicamente, con lo stesso andante iniziale (O Clemens, o Pia).

Suddiviso in ben 6 sezioni e rappresentato da un’orchestra sfarzosa (2, flauti, 1 oboe, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe, archi ed organo) è il salmo Miserere per soli (SATB) e coro, la pagina più ampia ed ispirata del gruppo qui presentato. Luchesi elabora una fitta rete timbrica che dialoga con le voci e accenta il testo sacro in chiave teatrale, come era d’uso al tempo. La purezza delle linee melodiche, alcune volute dissonanze espressive (si veda ancora una volta l’esperienza maturata sulle tavole di Vallotti) fanno di questo brano un vero gioiello: si tratta, senza dubbio, della perla della musica sacra sicuramente certa di Luchesi che, nel Te Deum per voci (SATB) coro ed orchestra (2 oboi, 2 corni, archi ed organo) mostra la mano sicura nello stendere oasi luminosissime affatto efficaci, nonostante ricorra a semplici effetti quali l’omofonia del coro.

Questo brano fu il primo ad essere eseguito in concerto in epoca moderna, assieme all’inno Coelestis urbs Jerusalem (1784) e ad alcune pagine tratte da Le donne sempre donne (1767) il 4 maggio 1938 a Bonn per un concerto straordinario dedicato a Luchesi, della cui registrazione, trasmessa alla Radio italiana il 16 maggio 1938, si è perduta la traccia (10).

Bruno Belli

 

 

NOTE

 

1)    Il contratto era “di prova” per 3 anni, ma fu poi prorogato.

2)    Giorgio Taboga, Andrea Luchesi, l’ora della verità, Treviso, 1994.

3)    Antonio Calegari (1757 – 1828) compositore e didatta padovano, studiò musica, tra gli altri con Ferdinando Gasparo Turrini, eccellente clavicembalista, e con Ferdinando Bertoni (zio del Turrini) a Venezia. Dopo alcune esperienze teatrali non felici, fu nominato organista e, quindi, Maestro di Cappella (1814) presso la Basilica di Sant’Antonio, carica che coprì fino all’ultimo.

4)    Jean Benjamin de La Borde (1734 – 1794) compositore e storico francese, figlio del banchiere Jean-Françoise De La Borde, sposò Adélaïde-Suzanne de Vismes poetessa e dama di compagnia di Maria Antonietta. Egli stesso era primo valletto di camera e favorito del re Luigi XV, ricevitore delle finanze e quindi fermiér général. Studiò il violino e la composizione, debuttò come operista e stampatore di molte composizioni musicali e di trattati. La notizia cui facciamo riferimento si trova nell’ Essai sur la musique ancienne et moderne, Paris, P. D. Pierres, 1780

5)    L’archivio di Luchesi, probabilmente disperso in 2 fasi distinte – la prima, al tempo della caduta del Principe elettore, quando Bonn fu invasa dai francesi, la seconda (quello che restava dell’archivio originale), quando la moglie lo vendette a vari acquirenti – sarebbe stato importantissimo non solo per l’identificazione delle opere del Maestro, ma anche per meglio comprendere i rapporti con la musica dell’epoca, soprattutto con quella dei maestri del classicismo viennese (Haydn, Mozart, ed, in parte, del primo Beethoven). Dell’archivio di Bonn, ricco materiale si trova alla Biblioteca Estense di Modena.

6)    Taboga, cit. profila l’ipotesi che alcune composizioni circolassero sotto il nome del cognato di Luchesi, Ferdinand d’Anthoin. Nonostante che alcune guide elenchino qualche composizione a suo nome, non ne è sopravvissuta alcuna: allo stato attuale degli atti, in mancanza di lettere o contratti in proposito pertanto, non possiamo identificare per certo questo dato.

7)    Taboga, cit. e Claudia Valder-Knechtges (Die Kirchenmusik, Merseburger, 1983) hanno ben affrontato la questione.

8)    Reca testimonianza in tal senso Charles Burney nel Diario di viaggio in Italia (I, 219) dove racconta come alcune pagine di Luchesi e di Monza fossero state utilizzate per una nuova messa compilata dal Maestro Soffi di Lucca per una monacazione a Portico.

9)    Faccio riferimento ad una lettera del 17 febbraio di Luchesi inviata al conte Giordano Riccati dove si proclama entusiasta di tre lavori di Vallotti, inviatigli dal conte per un giudizio; Luchesi si dimostra entusiasta di adottare il nuovo sistema compositivo: “Ricevei (sic) con sommo piacere la sua gentilissima lettera con tre soggetti del P.M.Vallotti. Io non mi sazio di sempre guardarli e riguardarli per sempre più intendere l’artifizio e il lavoro, qui con una unità costante scorgo modulare nei suoi suoni accessori senza aggiungere inutili riempiture, qui scorgo un maneggio di rivolti e di dissonanze disposto con tanta arte che pare ch’ognuno potrebbe fare lo stesso, ma qui è anzi dove consiste l’arte maggiore. Insomma, da questi io spero d’imparare molto; mi dispiacerebbe che Lei, avendomi lusingato il palato col spedirmeli mi lasciasse senza spedirmi altre cose preziose per saziar il mio appetito. Questa Fiera di Padova, ho d’andare a suonare il cembalo nel Teatro Nuovo, con questa occasione, (benché sia poco tempo), farò in tal maniera da prendere lezione dal P.M.Vallotti e forse anche per mezzo di V.S.Illustrissima”. P. Revoltella. Musiche di Vallotti nell’epistolario di Giordano Riccati. – In AA.VV. Contributi per la storia della musica sacra a Padova. Padova 1993 p.269 ss. – Le novità riguardavano l’origine della scala diatonica ed i rivolti degli accordi di nona, undicesima e tredicesima.

10) G. Taboga, cit. Il programma di sala del 4 maggio 1938, riprodotto da Taboga in volume, è conservato allo Stadt Archiv di Bonn.

 

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Prosegue la IV Rassegna “Il Registro della Voce Umana” sugli incantevoli organi storici di Polignano a Mare e Turi.

Il duo Romanazzi-Cadario porta avanti l’ideale di recupero e valorizzazione degli organi storici, identità del Nostro Paese.

 

La Rassegna organistica “Il Registro della Voce Umana” organizzata dall’Associazione Classica on line, dopo il successo dei concerti del mese di giugno, tiene tutti con il fiato sospeso per gli appuntamenti del 13 agosto nella chiesa Matrice S. Maria Assunta di Polignano a Mare e del 14 agosto nella chiesa Matrice S. Maria Assunta di Turi.
Gli artisti Antonella Romanazzi (soprano) e Marco Cadario (pianista, fortepianista e organista) attraverso la musica sacra del XVIII secolo, daranno al pubblico la possibilità di ascoltare il suono straordinario degli organi De Simone. In questi concerti l’organo viene presentato non come strumento atto ad accompagnare le funzioni religiose ma diventa strumento nobile nella sua totalità, tanto in alcuni brani come strumento solista, quanto in altri come vera e propria “orchestra” che accompagna la voce del soprano.
Grande fu l’importanza dell’ organo nella vita del ’700 italiano; ne è prova oltre alla grande produzione musicale di autori come Gherardeschi, Pescetti, Morandi, Galuppi, anche l’ interesse verso questo strumento di compositori come Bellini, Donizetti, Pergolesi che, conosciuti grazie alle opere liriche composte, scriveranno anche per organo esattamente come avrebbero fatto per un’orchestra.
A completare questa visione dell’ ”organo italiano” per eccellenza, vi sono effetti speciali come “Voce Umana”, “Zampogne”, “Usignoli”,… che il pubblico avrà l’onore di ascoltare e vedere da vicino attraverso la video proiezione su maxischermo dei concerti (resa possibile grazie alla collaborazione dei tecnici audio-video Gianni Dalena e Gianni Galluzzi).
Tanto l’opera lirica quanto l’ organo cosiddetto Italiano sono patrimonio identitario della Nazione ed è questo l’ideale a cui l’Associazione Classica on line fa riferimento. Gli artisti della rassegna, inoltre, ne sono testimonianza vivente, poiché attraverso concerti, masterclass ed opere all’estero (tra Svizzera, Germania, Francia, Stati Uniti, …) sono ambasciatori della cultura musicale Italiana nel Mondo.
Cogliamo dunque l’occasione di riscoprire la nostra identità partecipando a rassegne ed eventi come questi, riempiendoci di orgoglio per ciò che tutto il Mondo ci invidia!
La Rassegna è resa possibile grazie ai numerosi sponsor ed alla disponibilità dei parroci Don Peppe Recchia, Don Mimmo Belvito, Don Gaetano Luca e Don Giovanni Amodio.Prossimi appuntamenti della Rassegna:

SABATO 13 AGOSTO 2016 ore 20:30
organo storico “Pietro de Simone” senior – 1715 ca.
Chiesa Matrice S. Maria Assunta – POLIGNANO A MARE
(soprano – organo)

DOMENICA 14 AGOSTO 2016 ore 20:00
organo storico “Pietro de Simone” – prima metà del XVIII sec.
Chiesa Matrice S. Maria Assunta – TURI
(soprano – organo)

sostengono la manifestazione:

 

ZAGAROLO INTERNATIONAL ARTS MUSIC CAMPUS 2016

ZAGAROLO (RM) –  Seconda sessione (30 luglio – 6 agosto 2016)

Scadenza iscrizioni: 20 LUGLIO 2016.

Una vera full immersion nella musica e nell’arte.

Master class, concerti e spettacoli, tenuti da artisti di fama internazionale, offrono spunti per un vero salto di qualità nello studio della propria disciplina artistica.

Ideato e realizzato dall’Associazione Amici di Zagarolo sotto la direzione artistica di Manfred Croci per la sezione Musica e per la sezione Arti Performative di Anna Maria Achilli, l’edizione 2016 del Campus vede rinnovata la collaborazione con l’Istituzione di Palazzo Rospigliosi ed il patrocinio del Comune di Zagarolo.

Una prestigiosa realtà che si propone di divenire meta di riferimento per la formazione di giovani musicisti, cantanti e attori, in un contesto unico e coinvolgente, tranquillo e sereno,  ma anche vicino agli innumerevoli monumenti ed eventi della Città Eterna.

 

DOCENTI SECONDA SESSIONE:

Fiorenza Cossotto & Anna Maria Achilli (Belcanto e perfezionamento scenico), Sergey Girshenko & Manfred Croci (Violino), Andrey Dogadin (Viola), Georgy Gusev (Violoncello)

 

PER INFORMAZIONI: zagarolocampus@gmail.com

SITO : www.zagarolocampus.com

PAGINA FACEBOOK: https://www.facebook.com/profile.php?id=100012455448623&fref=ts

 

“Vita varesina intorno al Teatro Sociale, tra libri, libretti, giornali ed affissioni pubbliche”.

Un’ottima mostra, curata da Bruno Belli, “racconta” Varese in rapporto al suo perduto teatro.

di Giulio Giannelli

 

E’ in corso a Varese un’importante e molto ben presentata mostra storico documentaria presso i Musei Civici di Villa Mirabello.

La mostra, curata da Bruno Belli, noto critico musicale italiano, titolare della rubrica “Dal nostro inviato” di Classicaonline da ben 14 anni, autore di un prezioso libro ormai introvabile e molto cercato dagli appassionati, edito nel 2003, Il Teatro sociale di Varese nell’Ottocento, vede anche l’apporto del personale della Biblioteca di Varese, dell’Archivio Storico del Comune di Varese, del Civico Liceo Musicale e della studiosa Serena Contini.

Essa presenta una serie di preziosi documenti che raccontano, per l’appunto la vita di ben 2 teatri – dapprima il Ducale, quindi, il Sociale – che si snoda tra il 1791 ed il 1930 – teatri che non furono soltanto luoghi atti alle rappresentazioni liriche, ma aperti ad altri funzioni.

I visitatori (le domeniche sono ad ingresso gratuito) percorrono un viaggio nelle quattro sale in cui sono esposte locandine, fotografie, pezzi da collezione veramente preziosi, progetti dell’epoca, disegni a matita, volumi di rarissima reperibilità.

Come racconta Belli, anche tramite i pannelli che guidano in modo semplice, diretto, ma esaustivo, l’intero percorso, il Teatro Sociale di Varese, inaugurato nel 1791 ed abbattuto nel 1953, rappresentò per la città il fulcro della cultura e della vita sociale lungo l’Ottocento, anche grazie al soggiorno che, gli “stranieri”, soprattutto Milanesi, mantenevano durante i mesi estivi ed autunnali, nella bella cittadina lacustre.

All’annalistica del Teatro si dedicò in particolare, Pompeo Cambiasi, uno dei primi firmatari dell’Enciclopedia musicale per Ricordi e collaboratore della celebre Gazzetta Musicale, suocero della famosa scrittrice varesina Liala: la famiglia Cambiasi possedeva importanti legati in Varese, fu anche deputato nella circoscrizione comunale, condivideva le partecipazioni alle quote della Società che gestiva il teatro stesso, la proprietà di un palco e fu anche impresario al Sociale.

Dopo di lui, continuò lo storico Luigi Borri, sempre varesino. La prima sala è dedicata proprio a loro: sono visibili non solo i volumi, ma anche ritagli di giornali dell’epoca, alcuni manoscritti, e due ritratti ad olio.

Interessante anche il repertorio librettistico, scelto da Belli con estrema pertinenza e con efficacia: troviamo libretti che corrispondono alle locandine esposte, una rara copia di un libretto con il visto della censura (fondamentale argomento per chiunque si occupi di storia teatrale italiana), nomi d’importanti cantanti e musicisti (Duprez, l’Abbadia, Ivanoff, la Pasta, Varesi, Stracosch, Adelina Patti, Luigi Arditi, ecc), riviste dell’epoca, due godibilissimi pannelli che comprendono altrettanti collages di giornali varesini (che attestano la vivacità della cittadina nel XIX secolo ed all’inizio del XX) e di pubblicità tratte da una rivista teatrale legata a Sociale.

Infine, nell’ultima sala, Bruno Belli ha raccolto materiale legato ai due grandi protagonisti del bel canto a Varese.

La prima è l’autoctona Giuseppina Grassini, contralto di grande fascino di cui si innamorarono persino Napoleone Bonaparte, che le pagò la cifra di 70.000 franchi annui, tra il 1807 ed il 1814 come Prima cantatrice della Cappella Imperiale, ed il nemico Wellinghton. Il secondo è Francesco Tamagno, grande tenore che abitava la villa che oggi è compresa nei confini dell’Ospedale di Circolo – grazie alla sua donazione dell’intera proprietà, portata a termine dalla figlia Margherita.

In questa sala sono visibili anche l’aria per voce e pianoforte di Francesco Sangalli Ricordo di Varese – Excelsior, sul cui frontespizio vi è una riproduzione di Villa Recalcati, trasformata in albergo, l’Excelsior, nella seconda metà del XIX secolo, un arazzo proveniente dal “ridotto” del Sociale che raffigura Giuseppe Verdi con lo spartito del Va’ pensiero (Verdi soggiornò a Varese, ospite della Contessa Morosini, presso l’attuale Villa Recalcati che, poi, diventò l’Hotel Excelsior prima citato, nell’agosto del 1842, quindi, sempre nello stesso luogo, ormai trasformato in albergo, negli anni ottanta), un quadro allegorico di Mariano Salerno dedicato a Giuseppina Grassini, Cimarosa e il Sacro Monte (il celebre monte con le cappelle secentesche presso Varese) ed alcuni oggetti curiosi come la scatoletta della singola porzione del Torrone Sperlari, degli anni Trenta del Novecento, Celebrità liriche, con l’effige della Grassini stessa.

Quasi tutti gli oggetti dell’ultima sala provengono da collezioni private; il resto è proprietà del Comune di Varese, ma si tratta di materiale che non era mai stato esposto al pubblico.

L’occasione è stata data dalle Celebrazioni per i 200 anni di Varese Elevata a città: un’occasione per visitare Varese e per non perdere questa mostra che sarà visibile fino al prossimo 11 settembre (vedi la dida sotto).

 

Vita Varesina attorno al Teatro Sociale: tra libri, libretti, giornali ed affissioni pubbliche

a cura di Bruno Belli.

 

10 giugno – 11 settembre 2016

 

Musei Civici di Villa Mirabello

Piazza della Motta 4, Varese

Orari: da martedì a domenica (domeniche ad ingresso gratuito per tutti)

9,30 – 12 30 / 14,00 – 18,00

 

Info:

Tel. 0332.255485

www.varesecultura.it

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EDUARD STRAUSS: UN CENTENARIO PER LA MITTELEUROPA (IV)

IL VALZER – Breve storia del Valzer (II)

Il valzer è la danza meglio rappresentativa, la più conosciuta e diffusa nell’immaginario dell’epoca a cavallo tra il XIX ed il XX secolo.
Fenomeno d’arte e di costume nato alle soglie dell’Ottocento in area austriaca, ben presto, grazie al Congresso di Vienna, si diffuse in tutta Europa. 

Fu il Congresso di Vienna, nel 1815, con le feste ed i numerosi balli di corredo alle sedute “politiche”, che aprì la strada del successo internazionale al valzer. Tutti i paesi europei avevano inviato i rappresentanti nella capitale austriaca, dalla Francia all’Inghilterra, dalla Russia alla Spagna, fin anche dai più piccoli principati, da Hannover al Regno delle Due Sicilie.

Il conte Auguste de La Garde , emissario francese scrisse, a proposito di una delle feste danzanti: “Dopo la partenza dei sovrani, l’orchestra cominciò a suonare dei Walzer. D’un tratto, una scarica elettrica sembrò trasmettersi a tutta la moltitudine convenuta. Non si può nemmeno immaginare il potere che il Walzer esercita. Udite le prime battute, i volti s’illuminano, gli occhi si ravvivano, un fremito di gioia attraversa i presenti. Le leggiadre trottole roteanti si formano, cominciano a muoversi, ad intrecciarsi, a superarsi.

Bisogna aver visto queste donne così belle e seducenti, tutte sfavillanti di fiori e di diamanti, strette nelle braccia dei loro compagni di danza, come meteore lucenti, sospinte da questa musica irresistibile”.

Non v’è dubbio che il fascino esercitato dal valzer fu così forte sugli stranieri che i presenti presentarono nei rispettivi paesi come un’originale moda d’avanguardia e di spirito moderno questa danza che aveva un’origine popolare: così, per ironia della sorte, per diffondersi presso il popolo minuto cittadino e la borghesia, la danza dovette salire ai palazzi del potere per tornare tra le strade.

Redoutensaal, Vienna, Ballo in maschera, 1815, Wien Museum

La Redoutensaal, oggi

Fra i valzer ballati al tempo del Congresso, ce n’era una serie composta da Joseph Wilde, direttore musicale delle Redoutensaal dei Balli di Corte all’Hofburg. Queste pagine, definite come “Dodici valzer con coda”, comprendeva brani di valzer indipendenti in doppia coppia, ognuno di otto battute, oltre a danze di Michael Pamer (1782 – 1827) e Johann Faistenberger (1797 – ?)

Il valzer assumeva, così, la prima struttura: una serie di temi danzanti (5 o 6) di sedici battute con ritornello, cui seguiva una conclusione più veloce, la coda.

Nel 1819 fu Carl Maria von Weber (1786 – 1826) a segnare una svolta nella struttura del valzer, grazie ad una pagina pensata per solo pianoforte che fu orchestrata, solo molto più tardi, da Berlioz, il celeberrimo rondò Aufforderung zum Tanz (Invito alla danza) op. 65: la struttura del brano presenta una sequenza di valzer racchiusi da un’introduzione e da una sezione finale, a guisa di coda.
Il brano di Weber, pagina che divenne in breve un “best seller” grazie ai pianisti che lo proponevano nelle sale da concerto, sia per la bellezza (e piacevolezza) dei temi, sia per le difficoltà tecniche insite, divenne così un esempio per sviluppare le varie danze a tempo di 3/4 compresi i valzer “incatenati” tra loro come quelli di Wilde, che erano composti semplicemente come un insieme conseguente di brani a sé stanti, senza introduzioni né code.

Due giovanissimi compositori di nemmeno vent’anni), Joseph Lanner (1801 – 1843) e Johann Strauss padre (1804 – 1849), affascinati dalla proposta inconsueta di Weber, dopo avere fondato un’orchestra comune che, alcuni anni dopo sciolsero per dar vita a due rispettive compagini “rivali”, cominciarono, pertanto, a sviluppare, espandere e formalizzare il valzer propriamente viennese (vedremo, più avanti, che si differenzia da quello francese, erede, però, del primo) ponendo le basi su cui altri compositori, proprio cominciando dai figli di Strauss, avrebbero ulteriormente costruito e sviluppato, fino all’estremo esempio del valzer da concerto, nato per essere ascoltato, più che ballato. (segue).  

Bruno Belli

Link (YouTube) per esempi musicali relativi al pezzo:

Michael Pamer: “Walzer in mi maggiore”  

http://www.youtube.com/watch?v=n4qCnPvsIAE

Carl Maria von Weber: “Invito alla danza”, versione originale per pianoforte http://www.youtube.com/watch?v=UPZx6tid_vI&feature=fvwrel

Carl Maria von Weber: “Invito alla danza”, orchestrazione di Berlioz

http://www.youtube.com/watch?v=Vf0on9TKtB4&feature=related

Joseph Lanner: “Die Schoenbrunner” op.200 (Gli abitanti di Schoenbrunn)
http://www.youtube.com/watch?v=X8LylTjJ5Mo&feature=related

Joseph Lanner: “Die Haimbacher” op. 116 (Gli abitanti di Haimbach)

http://www.youtube.com/watch?v=MqmlDN-Asuo&feature=relmfu

Jospeh Lanner: “Hofball Tanze” op.161 (Danze per il Ballo di corte)

http://www.youtube.com/watch?v=HRfU3dJsGrQ&feature=related

 

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ATRI (TE): 17 ° Festival Internazionale “ Duchi d’Acquaviva ”

29 Aprile 2016 Commenti chiusi

Il Festival Internazionale “Duchi d’Acquaviva” di Atri (Te) propone una ricchissima offerta di Master Classes e una nutrita e qualificata rassegna di Concerti di musica classica tenuti dai corsisti e dagli stessi docenti, che avranno come scenario gli scorci più suggestivi di Atri.

Le Master Classes offrono annualmente ai corsisti l’insegnamento specializzato di illustri docenti di diversa formazione e provenienza, allo scopo di far acquisire una effettiva competenza professionale, mediante un’attività didattica che costituisce un’importante occasione di perfezionamento musicale e di scambio di esperienze fra le varie Scuole musicali internazionali.

Ogni estate, durante il Festival, la città di Atri accoglie circa 150 giovani musicisti provenienti da tutto il mondo, e diviene la sede ideale di accoglienza di questa specie di laboratorio, nel quale concertismo e didattica trovano il punto d’incontro ottimale, esaltandosi nel rapporto tra docente e corsista attraverso le lezioni e i concerti, fornendo immediatamente la riprova dell’itinerario artistico percorso.

La qualità della formula proposta e dell’offerta formativa, nonché la meticolosa organizzazione che può già avvalersi di una notevole esperienza, ha fatto spendere parole di plauso da parte di tutti i docenti intervenuti nelle passate edizioni, e ha riscosso puntualmente l’apprezzamento unanime dei corsisti partecipanti. E’ così che il Festival Internazionale “Duchi d’Acquaviva” si è imposto in breve come un importante appuntamento nella programmazione musicale italiana.

L’Associazione “Amici della Musica 2000” di Atri, con la realizzazione del Festival centra altri importanti obiettivi, quali l’incentivazione dell’indotto turistico e la promozione artistica della città di Atri e di tutta la regione Abruzzo.

SCADENZA ISCRIZIONI:  29 luglio 2016

Per informazioni: Associazione “Amici della Musica 2000″, tel. 085 8709399, info@amicidellamusica2000.it http://www.amicidellamusica2000.it

EDUARD STRAUSS: UN CENTENARIO PER LA MITTELEUROPA (III) IL VALZER – Breve storia del Valzer (I)

Il valzer è la danza meglio rappresentativa, la più conosciuta e diffusa nell’immaginario dell’epoca a cavallo tra il XIX ed il XX secolo, essendo un fenomeno d’arte e di costume nato alle soglie dell’Ottocento in area austriaca, ma, ben presto, grazie al Congresso di Vienna, diffusosi in tutta Europa.

Fu proprio durante la “Belle – epoque”, facciata creata ad hoc dalle classi abbienti per ignorare le “brutture” del quotidiano, che l’arte assunse un ruolo nuovo, quello della “denuncia sociale”, divenendo strumento che, soprattutto nella pittura, grazie all’impatto visivo, si facesse carico di “evocare” lo spettro insanabile dei contrasti.

Per comprendere che cosa rappresenti il valzer, non solo espressione d’arte, o di divertimento, ma costume sociale, tra il XIX ed il XX secolo, dobbiamo effettuare qualche passo indietro.

Nel 1787 il conte Johann Feketes nella sua relazione Lebendes Wien (Vienna viva) annota: “Nel salone si balla, di solito per ore, il minuetto o anche contraddanze o allemande nel gusto austriaco…

Nei sobborghi della città vi sono innumerevoli sale da ballo. Inoltre, si balla per tutto l’anno, le domeniche ed i giorni festivi nelle taverne, dove il popolino cerca di scordare le fatiche della settimana saltellando goffamente”.

Giunto nel 1802 a Vienna per visitarla, Johann Isaac Gerning, scrittore e diplomatico amico di Goethe, annotò nel suo diario: “Il detto afferma che Vienna sia ventosa ed avvelenata; chi ha bronchi delicati non sopporta la polvere abituale prodotta dal terreno ghiaioso; un’infiammazione ai polmoni non è rara qui, ma nemmeno tanto pericolosa. Nonostante tutto questo, delle dieci o undicimila persone che muoiono ogni anno qui, una su quattro ha di solito guadagnato la tomba a causa di una malattia polmonare per la quale la pratica eccessiva del valzer deve essere ritenuta anch’essa responsabile”.

Infine, rimane significativa la seguente nota di Michael Kelly, cantante e compositore irlandese, meglio noto “all’italiana” come Ochelli, il quale ci riferisce un particolare più che curioso sulla passione per la danza da parte dei Viennesi, descrivendo le sale da ballo pubbliche: “Questa furia ballerina era così violenta che, per le donne che non se la sentivano di rimanere in casa, furono allestiti appositi locali per partorirvi con comodo, se necessario, e mi è stato riferito seriamente che casi simili si sono verificati davvero.
Le donne viennesi sono particolarmente note per la loro grazia e per il piacere con cui ballano, tanto da non esserne mai sazie”.
Allora dunque, come era nato e si sviluppò questo ballo indicato, verso la fine del Settecento, con il termine allemanda (che, coniato in Francia, indica, propriamente una danza popolare tedesca), o contraddanza, il quale, nel primo ventennio dell’Ottocento, sarà chiamato Waltz, affascinando quindi l’Europa ed il mondo lungo il XIX secolo e nel primo Novecento?

Sebbene le sue origini siano ancora parzialmente oscure, possiamo rintracciare nella letteratura austriaca della seconda metà del Settecento l’uso del termine “walzen” (ballare il valzer) che propriamente indica il movimento rotatorio di una coppia che balla.

Wilhelm Gause, Ballo all’Hofburg

Fino a quest’epoca, però, le varie danze che fungono da progenitrici al valzer, ad esempio il Deustcher (“alla tedesca”), lo Spinner (indica il giro simile a quello del fuso) e, soprattutto, il Lander, la danza campagnola più diffusa nell’Europa centrale (Lander, appunto, da Land, appezzamento agricolo), erano generalmente note con il nome di contraddanza (“danza della campagna”, il cui rispettivo inglese “country dance” attesta le somiglianze che intercorrono nei gruppi umani anche a distanza di numerose latitudini e longitudini).

Tali danze tedesche erano a ritmo lento di tre quarti ed affondavano le loro radici nella tradizione contadina.

Compositori quali Haydn, Mozart, Beethoven e Schubert ci hanno lasciato deliziose testimonianze del genere: ad esempio, Mozart, nominato nel 1787 “Kammerkompositeur” (compositore da camera presso la corte viennese) sotto l’imperatore Giuseppe II, aveva quale compito di comporre musica da ballo per le feste danzanti tenute a palazzo (Hoffballtanzen).

Tra le sue danze tedesche, ad esempio, nella splendida “La passeggiata in slitta” K.605, il ritmo sinuoso del valzer fa capolino – tra le prime testimonianze dirette – nel “trio” scandito dai campanelli da slitta.

Sarà il Congresso di Vienna, ad ogni modo, che, con le sue tante feste di contorno, spianerà la strada al successo internazionale del valzer, dato che tutti i paesi europei avevano inviato rappresentanti nella capitale austriaca  (continua).

Bruno Belli

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21° CONCORSO NAZIONALE PER GIOVANI MUSICISTI “Premio Benedetto Albanese”

CACCAMO (PA), 23 -30 Aprile 2016.

Allo scopo di diffondere la cultura musicale e stimolare i giovani allo studio della musica, l’assessorato alla Cultura del Comune dI Caccamo (PA) e l’associazione amici della musica “B. Albanese” indicono ed organizzano il 21° Concorso nazionale per Giovani musicisti per l’assegnazione del “premio Benedetto Albanese”.
Il concorso si svolgerà a Caccamo dal 23 al 30 aprile 2016, e vi possono partecipare giovani di ambo i sessi italiani e stranieri con residenza in Italia. Gli stranieri che non risiedono in Italia possono partecipare solo se frequentano una scuola di musica italiana riconosciuta. Il Concorso è dotato di premi per l’ammontare di €. 10.000,00.

Scadenza iscrizioni: 14 aprile 2016.

Per informazioni: tel. +39 334 7715379 | +39 338 1554231; http://www.benedettoalbanese.it; info@benedettoalbanese.it

Masterclass Ticino Musica

Ticino Musica è un incontro per giovani musicisti di tutto il mondo. Le masterclass offrono agli studenti l’opportunità  di fare quotidianamente pratica con artisti di fama internazionale. L’offerta in contemporanea di corsi per quasi tutti gli strumenti d’orchestra permette inoltre di esercitarsi in diverse formazioni e in musica da camera. I numerosi Concerti organizzati nell’ambito del Festival preparano i musicisti alla loro vita professionale e ravvivano il cartellone degli eventi in Ticino.

Nel 2016 le masterclass di Ticino Musica si terranno dal 17 luglio al 30 luglio 2016.
Termine delle iscrizioni: 15 giugno 2016. Offerta speciale:
15% sconto sulla quota di partecipazione se ti iscrivi prima del 15 maggio 2016 (data del pagamento della quota d’iscrizione)

Ecco la lista dei docenti:

Edith Mathis, canto

Il suo ampio e ricco repertorio nel settore operistico, concertistico e liederistico è documentato in maniera eccellente nelle numerose registrazioni. Dal 1992 al 2006 è stata docente della Universität für Musik und darstellende Kunst di Vienna. Tiene corsi di perfezionamento in tutto il mondo.

18 luglio – 30 luglio


Olga Romanko, canto

Apprezzata e raffinata interprete dello scenario lirico internazionale, il soprano italo-russo Olga Romanko si apre ai ruoli protagonistici in nuove produzioni nei maggiori teatri al mondo e ha al suo attivo numerose incisioni discografiche e video per Decca, Melodya, Companions e Harmonie. Molti i masterclass e le docenze di canto presso Accademie liriche in Italia e all’estero.

18 luglio – 30 luglio


Adrian Oetiker, pianoforte

Il pianista svizzero Adrian Oetiker sta proseguendo una carriera internazionale avviata da molti anni. Solista e camerista di successo, è molto richiesto anche come professore. La critica descrive il suo pianismo dal “tocco leggero come una piuma”, “ineccepibile, riccamente variato gioco perlato” e dai “colori esattamente calcolati”, ma anche come “pura energia eruttiva”, “potenza e determinazione” e “abilità di coniugare chiare e brillanti atmosfere”.

18 luglio – 30 luglio


Stefano Molardi, organo

Organista, musicologo, clavicembalista e direttore cremonese, deve la sua formazione musicale a personalità di spicco del panorama mondiale quali Kooiman, Stembridge, Vogel, Tagliavini ed in particolare Michael Radulescu, con il quale si è perfezionato presso la Hochschule für Musik di Vienna e, all’Académie Bach di Porrentruy (CH).

22 luglio – 29 luglio


Ulrich Koella, accompagnamento con pianoforte

Il pianista svizzero Ulrich Koella è molto apprezzato come musicista in ensemble e come accompagnatore. La sua collaborazione con famosi artisti come Olaf Bär, François Benda, Bettina Boller, Fabio Di Casola, Christoph Homberger, Thomas Friedli, James Galway, Ulrike Helzel, Wolfgang Holzmair, Rudolf Koelman, tra altri.

18 luglio – 30 luglio


Marco Rizzi, violino

Premiato nei 3 più prestigiosi concorsi per violino – Caikovskij, Queen Elizabeth e Indianapolis Violin Competition – Marco Rizzi è apprezzato per la qualità, la forza e la profondità delle sue interpretazioni.

18 luglio – 30 luglio


Hariolf Schlichtig, viola

Insegna viola e musica da camera alla Scuola superiore di musica di Monaco di Baviera. Docente di importanti corsi di perfezionamento, ha effettuato registrazioni con la WDR, BR, SDR, ORF, la Radio Norvegese e la Radio di Brema.

24 luglio – 30 luglio


Johannes Goritzki, violoncello

Ha studiato con Gaspar Cassadó, André Navarra e Pablo Casals, ricevendo importanti impulsi musicali grazie alle sue collaborazioni con Rudolf Serkin e Yehudi Menuhin. È stato invitato a diversi festival tra cui Berliner Festwochen, Enescu Festival Bucarest, Schleswig-Holstein Festival, Kuhmo Festival Finnland, Xockenhaus Österreich.

18 luglio – 30 luglio


Enrico Fagone, contrabbasso

È stato definito dalla stampa specializzata uno dei musicisti più promettenti a livello internazionale tra i migliori contrabbassisti del mondo, e malgrado la giovane età, la qualità e la vastità delle esperienze musicali di Enrico Fagone (che vanno da Martha Argerich a Elio e le Storie Tese) sono lì a sostenere questa affermazione.

24 luglio – 30 luglio


János Bálint, flauto

János Bálint ha studiato alla Scuola universitaria dimusica di Budapest. Dal 1981 al 1991 è stato flauto solista dell’Orchestra sinfonica di Budapest. Nel 1984 ha vinto il primo premio al Concorso internazionale di Ancona, nel 1986 gli è stata assegnata una borsa di sudio della Cziffra-Foundation.

18 luglio – 30 luglio


Ingo Goritzki, oboe

Nato a Berlino, ha iniziato a studiare flauto e pianoforte a Freiburg, dove ha optato per l’oboe, terminando gli studi a Detmold con Helmit Winschermann. Ha approfondito la propria formazione musicale studiando a Parigi con Pablo Casals e Sandor Vegh a Zermatt.

18 luglio – 30 luglio


Philippe Cuper, clarinetto

“E’ uno dei più ammirati rappresentanti del suo strumento: solista, camerista, orchestrale, a proprio agio su ogni fronte, con la stessa rassicurante serenità”. (Michel Le Naour, giornalista de “Le Monde de la Musique”).

18 luglio – 30 luglio


Gabor Meszaros, fagotto

Gabor Meszaros è docente presso la Scuola Universitaria di Musica ” Conservatorio della Svizzera Italiana” di Lugano, dove svolge la sua attività didattica. Tiene regolarmente corsi di perfezionamento in Italia, Ungheria ed in Svizzera. Fa regolarmente parte di giurie di concorsi nazionali ed internazionali.

18 luglio – 30 luglio


Preston Duncan, sassofono

Preston Duncan, solista di fama internazionale nonché insegnante a Minneapolis, ha raccolto il consenso della critica: “displaying his saxophone mastery” (The Indianapolis Star), “virtuosic brilliance” (the Muncie Start/Press), “terrific talent” (Marvin Hamlisch). Si è esibito come solista a Parigi, Berlino, Austria, Los Angeles, Chicago, Nashville, Boston, Costa Rica, Messico, Uruguay e Taiwan.

18 luglio – 30 luglio


Iwan Roth, sassofono

Leggendario virtuoso e insegnante di sassofono, ha completato i suoi studi musicali al Conservatorio di Parigi nella classe di Marcel Mule (1901-2001) che, insieme a Sigurd Rasher, È stato il fondatore del sassofono classico moderno.

18 luglio – 30 luglio


Johannes Hinterholzer, corno

Johannes Hinterholzer si è diplomato alla Scuola universitaria “Mozarteum” di Salisburgo con Josef Mayr e Radovan Vlatkovic. Ha frequentato masterclass di corno moderno con Wolfgang Wilhelmi e Peter Damm, e di corno naturale con Anthony Halstead e Andrew Clark.

18 luglio – 23 luglio


Eric Aubier, tromba

Eric Aubier ha iniziato a studiare con Maurice Andre al CNSM di Parigi all’età di 14 anni, divenendo il più giovane diplomato e ottenendo tre primi premi. Ha conseguito diversi premi a concorsi internazionali quali Praga, Toulon e Parigi, ed è stato nominato da Rolf Liebermann tromba solista dell’orchestra dell’Opera di Parigi quando aveva solo 19 anni.

24 luglio – 30 luglio


David Bruchez-Lalli, trombone

David Bruchez-Lalli è trombone solista dell’Orchestra della Tonhalle di Zurigo, docente alla Scuola universitaria di musica di Zurigo e direttore dell’Orchestra sinfonica giovanile di Zurigo. Musicista svizzero, è un rinomato insegnante, direttore e strumentista.

24 luglio – 30 luglio


Rex Martin, tuba

Professore di musica alla Northwestern University, è uno dei migliori insegnanti di tuba e ottoni del mondo. Ha tenuto recital e corsi di perfezionamento in Giappone, Corea, Australia, America latina, Danimarca, Inghilterra, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Svezia, Svizzera e in tutti gli Stati Uniti.

24 luglio – 30 luglio


Lorenzo Micheli, chitarra

Definito “l’esecutore ideale dello strumento” (Enzo Siciliano, La Repubblica), Lorenzo Micheli, chitarrista e tiorbista, ha vinto alcuni tra i più importanti concorsi di interpretazione del mondo (Gargnano, Alessandria, Guitar Foundation of America). Negli ultimi quindici anni un’attività artistica che conta oltre cinquecento concerti

18 luglio – 30 luglio


Ulrich Koella, musica da camera col pianforte

Il pianista svizzero Ulrich Koella è molto apprezzato come musicista in ensemble e come accompagnatore. La sua collaborazione con famosi artisti come Olaf Bär, François Benda, Bettina Boller, Fabio Di Casola, Christoph Homberger, Thomas Friedli, James Galway, Ulrike Helzel, tra altri.

18 luglio – 30 luglio


Arturo Tamayo, direzione

Il direttore spagnolo Arturo Tamayo è uno degli interpreti irrinunciabili della musica del nostro tempo e nei suoi oltre 30 anni di attività concertistica ha diretto le prime esecuzioni di numerosissimi brani di importanti compositori quali Iannis Xenakis, John Cage e Wolfgang Rihm.

18 luglio – 28 luglio


Mathias Steinauer, composizione

È compositore libero professionista e docente di teoria della musica, musica da camera, nuova musica e composizione alla Hochschule für Musik und Theater di Zurigo/ Winterthur. Esecuzioni e/o lezioni a scuole universitarie di musica e festival in molti paesi europei, Russia, Ucraina, Azerbaijan, Cina, USA, ecc.

18 luglio – 28 luglio


Ond?ej Adámek, composizione

Prestigiosi ensemble e fest5ival di musica contemporanea europei quali Ensemble Intercontemporain, Klangforum Wien, Lucerne Festival Academy Orchestra, Diotima string quartet gli hanno commissionato composizioni

18 luglio – 28 luglio


Luisa Castellani, vocalità contemporanea

Considerata da Luciano Berio come colei che ha saputo raccogliere, anche se con caratteristiche vocali diverse, l’eredità di Cathy Berberian, citata tra le prime 7 cantanti del mondo e con recensioni in 18 lingue diverse, Luisa Castellani è un’interprete e un’insegnante nota per l’estrema duttilità della sua tecnica vocale…

18 luglio – 30 luglio


PER INFORMAZIONI:

tel. +41 (0)91 980 09 72
fax. +41 (0)91 980 09 71
ticinomusica@bluewin.ch

http://www.ticinomusica.com/masterclass/

 

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